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Vuelta di Spagna ha vinto per la terza volta lo sloveno Primo Roglic, Gran finale a Santiago de Compostela

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Vuelta di Spagna, ha vinto per la terza volta consecutiva lo sloveno  Primoz Roglic, 31 anni, capitano della squadra olandese Jumbo Visma. Dominando le tre settimane della Corsa con netta superiorità fisica, intelligenza tattica, grande reattività atletica ed una straordinaria forza mentale.

Hanno cercato di metterlo in difficoltà  in tutti i modi, specie quando si trovava senza compagni di squadra al fianco. Niente da fare.

Lo hanno attaccato su ogni tracciato. Ma Primoz ha saputo amministrare corsa e avversari con l’autorevolezza del più forte.

E così Bernal – mica uno qualsiasi, vincitore di  un Tour e quest’anno del  Giro d’Italia – alla fine è crollato. E il talentuoso colombiano Miguel Angel Lopez si è ritirato alla penultima tappa perdendo anche il podio. Colpa di una crisi di nervi.

Roglic ha firmato una stagione fantastica. Oro olimpico a cronometro a Tokyo. (28 luglio, 44 km in 55’04”; quinto Filippo Ganna  ad 1’05’) e questa splendida galoppata iberica. Senza dimenticare la Parigi-Nizza  (otto tappe a marzo, primo ai punti) e la Itzulia Basque Country (sei tappe in aprile, 797 km, partenza da Bilbao). Un trionfo.

La cronometro di Santiago ha registrato le ultime pedalare ( ufficiali ) di Fabio Aru. A 31 anni il sardo chiude col Circus e si ritira. La sua è stata una bella carriera iniziata in mountain bike a Ozieri, decollata in Colorado nell’agosto del 2012, perfezionata nella Sierra madrilena con il trionfo nella Vuelta del 2015. L’anno dopo un certo Contador. Sesto italiano nell’albo d’oro di una Corsa prestigiosa nata 76 anni fa. Prima di lui nomi importanti: Conterno nel 1956, Gimondi nel 1968, Battaglin nel 1981, Giovannetti nel 1990, Nibali nel 2010 , l’anno dopo Valverde.

È stata una Vuelta tra le più interessanti degli ultimi ann

21 tappe, 3.336 km, 8 frazioni di montagna, 2 cronometro ( prima e ultima tappa). Inedita la conclusione a Santiago de Compostela, capoluogo della Galizia ( nord-ovest della Spagna); città famosa nel mondo per essere la destinazione finale del cammino ( 800 km ) caro ai pellegrini. Tracciato che inizia sui Pirenei francesi e termina appunto in quella che – secondo la tradizione cristiana – è la sede delle spoglie mortali di Giacomo il Maggiore, apostolo di Gesù .

Fin dalla prima tappa si è capito che questa Vuelta sarebbe stata di Roglic. Vincendo la cronometro di Burgos ( otto km in 8’32” alla media di 53,3 km/h )  e indossando la maglia rossa, lo sloveno ha mandato un segnale a tutto il Circus . Bernal ha cercato di arginarlo, Bardet accusava un ritardo di 12’32” già alla quinta tappa, Valverde si è tirato in lacrime ( scivolato fuori strada ) alla settima.

Poi sono saliti in cattedra tre italiani: alla ottava il padovano Dainese  è arrivato secondo battuto al colpo di reni dall’olandese Jacobsen;  il giorno dopo Damiano Caruso ha  trionfato nel deserto dell’Andalusia ( dove Sergio Leone girava i suoi film ) dopo una fuga di 71 km. E Ciccone è arrivato sesto. Trentin ( tappa n. 13 ) si è piazzato secondo alle spalle di Senechal, terzo Dainese. Il norvegese è andato in rosso. Resisterà una settimana.  Finché Roglic non decide di aprire il gas. Lo fa a cinque tappe dalla fine. Ed è un capolavoro. Vince la frazione più bella della Vuelta, attacca a 61 km dall’arrivo, se ne va da solo, trionfa ed è leder. Poi tiene tutto sotto controllo. Un gigante.

LE ALTRE MAGLIE  della Vuelta

VERDE ( punti, tre vittorie): Fabian Jacobsen , 25 anni, olandese, velocista della Deceunink-QuickStep. Quasi un anno dopo il terribile incidente in Polonia.A POIS BLU ( miglior scalatore )s: Michael Storer,  24 anni, australiano di Perth, da quest’anno nel Team tedesco DSM. BIANCA (miglior giovane): Gino Mader, 24 anni, svizzero della Bahrain Victorius.PIÙ COMBATTIVO: Andreas Kron, 23  anni , danese in forza alla Lotto Soudal, squadra belga attiva da trent’anni.

PODIO FINALE  – Primoz  ( Jumbo Visma); Enric Mas ( Movistar ); Jack Haig ( Bahrain Victorius ).Primi degli  italiani: Damiano Caruso ( Bahrain Victorius ) e Gianluca Brambilla ( Trek Segafredo ).

 

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