Sulle Alpi svizzere fiorisce il fotovoltaico d’alta quota

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Sulle Alpi svizzere fiorisce il fotovoltaico d’alta quota

Hanno trasportato con gli elicotteri tutti i 4.872 pannelli fotovoltaici a 2.500 metri d’altezza. Così come tutta l’attrezzatura necessaria alla costruzione del più avveniristico impianto solare in quota. Non è stata una passeggiata: immaginatevi una gru appesa a un elicottero e i container dove hanno vissuto gli operai che hanno costruito AlpinSolar, il parco fotovoltaico alpino da 2,2 megawatt di capacità installata, probabilmente a oggi il più alto d’Europa. Di sicuro della Svizzera.

La firma dell’opera è di Axpo Group e Iwb (Industrielle Werke Basel, il fornitore di energia della città di Basilea). Sono stati necessari più di 2mila tragitti d’aeromobile. L’elicottero parte dalla base a 800 metri e si incanala in una gola per circa mille metri per poi salire verso la cima del monte Tödi. Non più di cinque minuti di volo. Tragitti che continueranno fino a quando l’impianto – che dovrebbe generare 3,3 Gwh di elettricità pulita all’anno – entrerà in funzione. A breve.

Siamo nel Canton Glarona, dove Axpo ha già un’importante centrale idrica di pompaggio che insiste su due dighe: la Limmern e la Muttsee. Sistema di pompaggio che, oltre a creare energia verde dall’acqua, ha permesso di “ospitare” anche la struttura dell’impianto che non dovrebbe andare in letargo neppure durante il lungo inverno alpino. Anzi, dai calcoli degli ingegneri proprio la metà di quei 3,3 milioni di chilowattora saranno generati durante i lunghi mesi freddi, soprattutto grazie alla bianca neve che rifletterà a suo modo luce per creare energia.

Settimana scorsa, dopo intensi lavori condotti negli scorsi mesi estivi – che hanno sfidato la pandemia, ma anche la crisi del canale di Suez con il conseguente rallentamento della consegna dei moduli fotovoltaici -, è stato inaugurato il capo fotovoltaico adagiato su circa un chilometro della diga Muttsee.

La costruzione si deve a Planeco, controllata di Iwb. Il che rende AlpinSolar un’opera doppiamente avveniristica da 7,2 milioni di euro il cui pay back è calcolato attorno ai tre anni (sempre che i dati sulla carta vengano rispettati e confermati dagli andamenti delle condizione atmosferiche, ma anche dal mercato).