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Stasera, mercoledì 29 settembre, a Chi l’ha Visto? si parlerà anche del caso della morte di Laura Ziliani.

Laura Ziliani è l’ex vigilessa 55enne di Temù scomparsa sei mesi fa e ritrovata cadavere l’8 agosto scorso, lungo le rive del fiume Oglio. Della sua morte sono accusate due sue figlie, Paola e Silvia e Zani e un altro ragazzo, Mirto Milano. Quest’ultimo è il fidanzato della figlia maggiore.

Le accuse contro le figlie di Laura Ziliani e Mirto Milani

Prima le figlie Paola e Silvia Zani, poi Mirto Milani: tutti e tre si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori di garanzia in carcere. I tre accusati dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere della 55enne.

Davanti al Gip i tre hanno scelto la linea del silenzio, senza rilasciare nemmeno una dichiarazione spontanea.

Mirto, secondo gli investigatori, aveva in contemporanea una relazione intima con le due sorelle. Alla luce del sole e da una decina di anni con la maggiore, conosciuta in una vacanza studio in Gran Bretagna, e clandestina con la più piccola, stando almeno a quello che loro stessi hanno riferito agli investigatori quando hanno consegnato i telefoni. Gli stessi smartphone resettati proprio per nascondere il triangolo amoroso, definito da Mirto “illecito”.

Laura Ziliani e la sua storia: il marito morto, il patrimonio, la scomparsa e il ritrovamento del suo cadavere

Laura Ziliani è stata stordita dai farmaci, ha stabilito l’esame tossicologico. Ma non uccisa dal composto di benzodiazepine trovato nel suo corpo. Chi indaga è convinto che l’ex vigilessa bresciana, vedova dal 2012 quando il marito venne travolto da una valanga, sia stata soffocata con un cuscino mentre dormiva sotto effetto di ansiolitici. Quei farmaci ritenuti “potenzialmente idonei a compromettere le capacità di difesa”. Ora bisogna vedere quali elementi sul cadavere, a distanza di 140 giorni dal decesso, possono ancora essere trovati a sostegno della tesi del soffocamento non violento visto che sul corpo della 55enne non sono stati trovati segni di violenza e nemmeno fratture.

“L’ipotesi è che Laura Ziliani sia stata uccisa in casa a Temù in via Ballardini e poi portata in luogo diverso da quello del ritrovamento”. A proposito dell’abitazione di Temù, quattro piani di palazzina posti sotto sequestro a giugno, emerge che sul tavolo della sala da pranzo della zona dove viveva Laura Ziliani nel fine settimana e le due figlie e il fidanzato della maggiore durante la settimana, raccontano le agenzie, sia stato trovato un foglio scritto a mano dopo la scomparsa dell’ex vigilessa.

Un elenco dettagliato, raccontano l’Ansa, “con tutti i possibili interventi, stanza per stanza, per trasformare con “9mila euro”, la palazzina in un bed and breakfast. Un progetto che fino a quando Laura Ziliani è rimasta in vita ha provato a rimandare. Un particolare che si inserisce nel movente economico individuato dalla Procura di Brescia e dai carabinieri”.

Dagli accertamenti patrimoniali effettuati durante le indagini, “la situazione economica di Laura Ziliani – proprietaria di una decina di immobili – era solida. Ed era, seconda l’accusa, quello che interessava a Paola, Silvia e Mirto, che subito iniziano ad occuparsi, soprattutto lui, di alzare gli affitti e far pagare gli inquilini”.

Il loro timore era poi che venisse nominato un tutore per Lucia, la sorella di mezzo disabile, che con loro divideva la proprietà, perché “avrebbe impedito agli indagati di amministrare a loro piacimento il discreto patrimonio immobiliare” scrive il gip nell’ordinanza.

 

 

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