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Sta nascendo una nuova luna attorno a PDS70c, pianeta a 400 anni luce

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Le antenna di Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma), con la Via Lattea sullo sfondo

Ne conosciamo oramai varie migliaia di pianeti attorno a stelle lontane, tanto da poter dire che la formazione di stelle nell’Universo si accompagna praticamente sempre alla formazione di sistemi di pianeti.

Come sempre quando aumenta improvvisamente la conoscenza dei fenomeni, e il loro numero, al momento gli astronomi non sono troppo sicuri elle loro teorie nel campo dei pianeti e loro satelliti. Il motivo è semplice: fino al 1995 avevamo un solo esempio di sistema solare, ora ne abbiamo migliaia e molti di diversi gli uni dagli altri.

Anche per la formazione dei satelliti dei pianeti, come in questo caso, non siamo sicurissimi, per esempio per la nostra Luna pensiamo che la formazione non sia avvenuta in modo tranquillo come nel caso che stiamo descrivendo, ma che si sia trattato di uno spaventevole urto cosmico fra la nostra Terra, ancora non formata del tutto, e un pianeta più piccolo, fortunatamente, ma comunque grande anche come Marte che avrebbe strappato una parte consistente di materiale terrestre e l’avrebbe gettata nello spazio, da questo scontro sarebbe nata al nostra Luna.

La partecipazione italiana

L’ipotesi è suffragata da prove consistenti che abbiamo, sulla Terra, di questo immane scontro cosmico nel lontanissimo passato. L’Italia, che ha partecipato alla costruzione delle 66 parabole che captano il segnale millimetrico dallo spazio, è però molto attiva, da sempre, anche nel campo della ricerca e studio di sistemi solari alieni.

Due satelliti-osservatori astronomici specializzati, europei, sono stati infatti pensati in Italia, dai nostri astrofisici. Uno di questi, Cheops il suo acronimo, è già nello spazio e produce misure e scopre pianeti extrasolari da mesi. «Cheops prende misure dettagliate di pianeti, rivela temperature estreme delle loro atmosfere, aggiunge nuovi pianeti a sistemi che già si conoscevano e ora vengono meglio definiti», spiega Roberto Ragazzoni, Università di Padova e Istituto Nazionale di Astrofisica, che ha disegnato il sistema ottico di questo satellite osservatorio europeo così come quello, rivoluzionario, di un altro satellite europeo, col cuore italiano, Plato che è in fase di test a terra.

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