TecnologiaRazzo cinese in caduta sulla Terra rientra sull’Oceano Indiano

Razzo cinese in caduta sulla Terra rientra sull’Oceano Indiano

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Il secondo stadio del razzo cinese Lunga Marcia 5B è rientrato nell’atmosfera all’alba di domenica 9 maggio su un punto dell’Oceano Indiano vicino alle isole Maldive. In una delle sue ultime orbite ha salutato l’Italia, sorvolando la Sardegna e la Calabria senza alcun rischio, per spostarsi verso Est. Il rientro è avvenuto entro i limiti della finestra temporale prevista, che andava dalle 3,11 alle 5,11 italiane, mentre c’è stata un’incertezza decisamente maggiore sul luogo del rientro, inizialmente indicato nel Nord Atlantico e successivamente nel Mediterraneo orientale. E’ sempre difficile stabilire con esattezza la traiettoria di un oggetto di grandi dimensioni in caduta incontrollata e lo stadio del Lunga Marcia 5B non è stata un’eccezione.

Un ritorno incontrollato

Venerdì 7 sera il razzo viaggia a oltre 27.000 chilometri all’ora ed è a un’altezza di 240 chilometri dal suolo terrestre, orbita molto bassa. Ha portato giorni fa con successo nella sua orbita il primo modulo della nuova stazione spaziale cinese, solo che non è stato previsto il suo rientro in modo controllato.

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Non sarà l’ultimo

Altri due lanci con lo stesso razzo vettore sono previsti nei prossimi mesi. Il Lunga Marcia 5B è il più potente dei vettori cinesi ed è stato pure modificato apposta per portare il grande e pesante modulo abitativo, 22,5 tonnellate, di quella che sarà la terza stazione spaziale cinese, il Palazzo Celeste. Non avendo raggiunto un’orbita stabile, come il carico che trasportava ha invece fatto, sta perdendo energia nella sua orbita molto ellittica e verso i 100 chilometri da terra inizierà ad avere i suoi bei problemi con l’atmosfera che, per quanto estremamente rarefatta, inizierà a frenarlo e contemporaneamente a riscaldarlo.

L’illustrazione della nuova stazione spaziale cinese

Qui si gioca la partita, nel senso che, se il riscaldamento sarà molto efficiente, i 30 metri del razzo cinese svaniranno in tanti piccoli e inoffensivi pezzi, come altrettante stelle cadenti, ma se invece questo non succederà avremo dei detriti, quanto grandi e dove cadranno è materia da indovini più che da scienziati.

Caduta in mare molto probabile

La paura per questi eventi serpeggia, forse stavolta anche meno del passato anche perché, nonostante tutta la nostra recentissima tecnologia, ci portiamo dentro l’atavica paura della punizione che viene dal cielo. Da Giove coi suoi fulmini in avanti, nel cielo abbiamo messo i presagi, i castighi, le speranze, gli dèi di tante religioni e queste cose non si liquidano facilmente in qualche decina di anni, ce le portiamo dietro. Comunque sia non c’è da avere troppa paura, basta pensare che il 70% e più della superfice terrestre è ricoperta da acqua: oceani, laghi e fiumi. Il rimanente 30% è per metà praticamente disabitato: deserti, montagne, zone dove la vita è impossibile, come i poli.

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