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non mollare mai ma lo sport del nostro Paese ha troppe disuguaglianze inaccettabili

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Ora  che è calato il sipario sulle Paralimpadi di Tokyo e già si parla delle prossime a Parigi ( 2024 ), ora che si analizza lo splendido bilancio di 69 medaglie in 11 discipline, ora che ovunque si parla di “ miracolo italiano” e tutte le 2.300 società di base esultano col presidente del  Comitato Paralimpico italiano Luca Pancalli, sarà bene fare alcune riflessioni. Non solo in vista dei prossimi eventi ma anche – se non soprattutto  – per migliorare il movimento ( peraltro già in ascesa ), sensibilizzare la società, renderla più  partecipe e consapevole. E trarre beneficio – tutti  – da una lezione ( azzurra ) di vita, di orgogliosa tenacia, di contagiosa amicizia, di granitica speranza, di misurato orgoglio. Per crescere ancora. Per essere migliori. La lezione nipponica degli atleti azzurri ci consegna riflessioni e responsabilità.

MOLLARE MAI – La spedizione azzurra ( 115 atleti , 69 esordienti ) ci ha regalato storie illuminanti. Con un comun denominatore: vietato piangersi addosso, una nuova vita è possibile , credere in se stessi, porsi un obiettivo, imparare a mettersi in gioco , non mollare mai. Oggi  tutto ciò si chiama resilienza. Cioè la capacità di riadattarsi a fronte  di difficoltà che altrimenti porterebbero ad effetti negativi . In pratica , “risalire”. Certo, chi ha senso dell’umorismo, empatia, ha buone possibilità di uscire dal buio e riveder le stelle.  Dice un antico proverbio messicano:” Hanno tentato dì seppellirmi ma non sapevano che io sono un seme”. Meraviglioso.

FIACCOLA SEMPRE ACCESA – Inevitabilmente, spente le luci di Tokyo , l’effetto delle Paralimpiadi è destinato a scemare.  Scontato un calo di attenzione. È  allora necessario “ non spegnere la luce su questi atleti “, come dice Pancalli. Perché “ le Paralimpiadi – aggiunge  – portano degli stimoli a costruire una Italia migliore”.

ALLARGARE LA BASE – Ci sono in Italia tre milioni e 150 mila disabili, cioè il 5,2% della popolazione ( fonte ISTAT ). Tra loro 300.000 sono studenti. E c’è un milione di giovani da intercettare. Vanno avvicinati allo sport. Più del 50%  della spedizione azzurra era formata da esordienti e molti sono andati a medaglia. Segno che potenziare la base serve al medagliere ma soprattutto al movimento.

SENZA DISTINZIONI – La differenza tra olimpici e paralimpici sta incendiando il dopo Tokyo. Al di là delle belle parole, le differenze ci sono e resistono. L’attuale modello di sport va corretto: troppe le disuguaglianze al suo interno. A cominciare dal valore di premi corrisposti  agli ori, agli argenti e ai bronzi italiani ai Giochi paralimpici,  molto diversi da quelli riconosciuti agli atleti olimpici. Questi hanno guadagnato più del doppio rispetto agli atleti con disabilità. Certo i due comitati hanno possibilità diverse e il giro di affari che ruota attorno ai due eventi è incomparabile. Però è  anche la conferma che la strada verso l’uguaglianza formale e sostanziale degli atleti del nostro Paese è ancora lontana. Quanti anni dovremo ancora aspettare?

 

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