mercoledì, Giugno 29, 2022
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L’Italia riaccende i motori, dopo Monza e Mugello adesso tocca a Imola

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Tre gare di Formula Uno sul territorio italiano nel medesimo anno non si erano mai viste. C’è voluto il Coronavirus per rendere possibile un tris da favola che dopo Monza (6 settembre) e Mugello (13 settembre), chiuderà in bellezza il 1° novembre col ritorno dopo 14 anni di assenza di Imola.

Nessun contributo al promotore

Tre appuntamenti resi possibili dal nuovo modello di business adottato da Liberty Media per salvare la stagione 2020: niente tassa d’ingresso – variabile tra i 20 e i 30 milioni di dollari in Europa, con l’eccezione di Montecarlo che non versa alcun contributo, pari a 40 milioni in America e in Asia, fino ai 60 richiesti ad Abu Dhabi – a carico degli organizzatori o dei Governi locali, ai quali però competono le spese di allestimento dello spettacolo motoristico.
Così venuta meno la spada di Damocle economica, si sono aperte finestre per alcuni circuiti solitamente estromessi dall’agenda, che solo per quest’anno si sono conquistati un posto al sole. È il caso oltre che di Mugello (alla prima assoluta) e di Imola (presente dal 1981 al 2006), anche di Portimao, Nuerburgring e Istanbul.
Per le piste tradizionali il Covid 19 ha invece portato in dono l’allungamento di 1 anno del contratto (Monza è sicura fino al 2025), come ricompensa per i mancati introiti 2020 legati sia alla vendita dei biglietti per l’assenza di pubblico sia alla rinegoziazione al ribasso con gli sponsor nazionali, ma anche per i maggiori costi sostenuti, legati soprattutto alla sicurezza. In particolare, i costi per organizzare un Gran Premio a porte chiuse sono stimati in 4,5 milioni di dollari, la metà della spesa dovuta in presenza di pubblico, quando occorre allestire tribune temporanee, parcheggi, navette, aree ristoro, servizi igienici e di vigilanza.

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Pubblico sugli spalti al Mugello

Se domenica 6 settembre nel parco di Monza (dove solitamente affluivano 200mila spettatori per un incasso di 12 milioni di euro e un giro d’affari, indotto compreso, di 200 milioni di euro) le uniche presenze fisiche sugli spalti sono state quelle del personale medico-infermieristico invitato – mentre quasi mille tifosi hanno aderito all’iniziativa Face for Fan comprandosi una sagoma per essere virtualmente presenti sulla tribuna centrale (sono stati raccolti 47.420 euro da devolvere in beneficenza) – durante il week-end del Mugello hanno trovato posto 2.880 spettatori al giorno, i quali hanno dovuto prenotare per 2 volte i tagliandi.
Dopo che i prezzi di vendita originari – da 188 a 300 per il venerdì e il sabato, da 750 a 1200 euro per la domenica – era stati ritenuti esagerati, c’è stato il dietrofront degli organizzatori che hanno dimezzato il prezzo di tutti i settori. Così per ascoltare dal vivo il suono dei motori ibridi un appassionato spenderà al massimo 600 euro.
Per realizzare l’evento del 13 settembre fondamentale è stato il contributo economico della Regione Toscana, che ha piazzato il proprio logo nel titolo dell’evento, denominato Gran Premio della Toscana Ferrari 1000. Si, perché l’autodromo del Mugello è dal 1988 di proprietà del Cavallino Rampante, che per l’occasione ha cercato di far dimenticare ai tifosi una stagione fin qui più che deludente, festeggiando appunto le mille presenze in Formula Uno, sfoggiando una livrea amaranto come quella degli esordi nel 1950.

Gp Toscana per la Ferrari a quota 1.000

In totale 17 Gran Premi

Le regole stringenti stanno consentendo di portare avanti il campionato, che diventerà un Mondiale giacché alle 14 tappe europee si aggiungeranno 2 appuntamenti in Bahrain e 1 negli Emirati Arabi, per un totale di 17 Gran Premi: numero sufficiente per assicurare gli introiti dai network televisivi, la cui audience cumulata globale è stimata in 1,9 miliardi di telespettatori.
Data l’assenza di compensi da parte degli organizzatori, il promotore incasserà meno degli 1,8 miliardi di dollari fatturati nel 2019, a fronte di costi pari a 400 milioni. Di conseguenza si assottiglierà il contributo girato ai team, l’anno passato pari complessivamente a 1 miliardo di dollari, mentre l’utile di Liberty Media si è aggirato sui 400 milioni.
Per tale ragione è stata varata una stretta sui costi delle scuderie, con il congelamento degli sviluppi sulle monoposto 2020, l’utilizzo delle stesse vetture anche nel 2021 e le novità regolamentari spostate al 2022.

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