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Giro: vince Santiago Buitrago, scalatore dal pianto facile. I big sempre assieme

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Da dove cominciamo? Dai Signori della classifica o dal vincitore di tappa, il colombiano Santiago Buitrago?

Sui big, visto che non li separa neanche il vinavil, non è che ci sia tantissimo da dire. Dopo questa nuova scorpacciata di salite (Ponte di Legno, Passo del Vetriolo e Menador) i cambiamenti sono stati minimi. Dettagli. In sostanza è stata una tappa favorevole alla maglia rosa, Richard Carapaz, e ai suoi più stretti rivali, Jai Hindley e Mikel Landa. Chi ha pagato dazio è stato invece il portoghese Joao Almeida che nel finale ha ceduto 1 minuto 8” scendendo in classifica dal terzo al quarto posto. Una botta piuttosto pesante per Almeida che finora era sempre riuscito a limitare i danni. Questa volta invece si è perso facendosi scalzare da Landa che ora è terzo a un minuto e 5”.

Al secondo posto, a soli tre seconda da Carapz, ci sta invece l’inglese Hindley. Questi tre, salvo un sempre possibile recupero di Almeida nella cronomometro conclusiva di Verona, sono i più accreditati per la vittoria finale. In quale ordine però non è facile capire. Le distanze sono minime. Lo stesso Carapaz, per far capire chi è che comanda, ha di nuovo sprintato nel finale precedendo Hindley e strappando 7 secondi a Landa. Poca cosa, certo. Ma in un Giro dove nessuno svetta, anche qualche secondi può essere determinante. C’è un livellamento in alto, dicono i grandi esperti delle due ruote. Sarà, ma con tutto questo ben di Dio di salite, discese e ancora risalite, un bell’attacco quando la strada s’impenna, non dispiacerebbe. Ma forse sono nostalgie di altri tempi, di altri Giri e anche di altre personalità. Meglio accontentarsi e guardare il bicchiere mezzo pieno. Mancando un dominatore, aumenta infatti la suspense. E come per il campionato di calcio, si deciderà tutto all’ultima giornata.

Un combattente di giornata però c’è stato. Uno che ha lottato con le unghie e coi denti per conquistare questa sedicesima tappa che da Ponte di Legno è arrivata a Lavarone tra scrosci di pioggia e un repentino abbassamento delle temperature e del caldo afoso dei giorni scorsi. Parliamo di Santiago Buitrago, 23 anni, una bella faccia da indio facile però a pianti irrefrenabili. Solo qualche giorno fa, quando a Cogne era stato battuto da Giulio Ciccone, ci era rimasto così male che nessuno riusciva più a farlo smettere. Dài, riprovaci, gli hanno detto, vedrai che prima o poi ce la farai. Anche questa volta però la giornata era cominciata male con una brutta caduta durante la discesa di Palù di Giovio. Rialzatosi in fretta, nonostante qualche botta qua e là, Santiago non si è perso d’animo riportandosi sui migliori. Quasi sempre tra i più attivi, ha acceso le polveri nella salita finale di Menador, dove è andato a riprendere l’olandese Leemreize , secondo al traguardo davanti al ceco Jan Hirt, già primo all’Aprica. «Sono felice, state tranquilli, questa volta non piango», ha detto ridendo Buitrago, anche lui come Landa della Bahrain, la squadra più attiva di questa tappa. «Sono felice perchè in Colombia il Giro d’Italia è importante e tutti saranno contenti di questa mia vittoria che dedico alla mia famiglia». Un buon scalatore e anche un ottimo discesista, questo Santiago lacrimoso. Che d’ora in avanti, ha promesso, non piangerà più. .

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