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F1, sul filo di lana Verstappen vince la gara di Abu Dhabi e il suo primo titolo mondiale

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Lo deve dividere anche con il compagno di squadra: suo un aiuto in un momento “tranquillo” che tornerà utile sul finale. E poi, bisogna dirlo, deve ringraziare anche due doppiati abituali. Grazie a Giovinazzi e a Latifi. Senza di loro, probabilmente, avrebbe concluso a una decina di secondi distacco da Lewis.

Dalla partenza segnali negativi

Lo start non era proprio dei migliori. Max ha pattinato in partenza: pur avendo messo la terza e la quarta marcia relativamente molto prima rispetto ad Hamilton, alla prima curva la macchina nero verde gli era davanti. Poco dopo, una staccatona con quasi contatto, subito per scaldare gli animi. Difficile dare ragione a qualcuno. Verstappen è arrivato lungo, Hamilton l’ha evitato per non toccarsi. Così Max è stato subito costretto a restituire la posizione. A freddo, bisognerà interrogarsi sul senso di queste nuove piste: infatti, se le vie di fuga si continueranno a “restaurare” o produrre sempre in asfalto, è chiaro che queste situazioni continueranno ancora ad accadere. Secondo molti, la gara avrebbe potuto anche chiudersi lì. Un incidente, più o meno volontario, con eventuale ritiro di entrambi sarebbe andato a favore di Verstappen, che aveva maggioranza di vittorie nel 2021.

In fuga per più di metà gara

Lewis con aria libera non poteva altro che fare quello che sa fare meglio. Scappare, tirar giù i tempi, con giri veloci a raffica, uno dopo l’altro. Al giro 12 già si contavano oltre 4 secondi di vantaggio. Poi il primo passaggio ai box, con Verstappen che ha anticipato l’avversario solo di un giro. Ma da lì non cambia niente: Hamilton continua a girare forte.

Il gregario migliore di sempre?

È intorno al giro 20 che si scalda la competizione a livelli impensabili. Fino a lì, infatti, si stava vedendo poca azione. A un certo punto Hamilton, risalendo le posizioni dopo il pit-stop ingaggia una lotta, che diventerà storica, con Perez. Lo aveva sorpassato “normalmente” e poco dopo, il pilota Red Bull, grazie all’ala mobile è riuscito a ripassarlo e a fargli perdere tempo molto prezioso. Al limite della scorrettezza. A quel punto lo scudiero d’oro aveva fatto ricucire il gap di Verstappen a meno di 3 secondi. Poteva farlo, l’ha fatto. Perez ha fatto perdere ad Hamilton un gran bel vantaggio, sul filo dei limiti della liceità. Molti potrebbero aver storto il naso sulla sicurezza dell’operazione, perché 4 dei secondi così recuperati erano concentrati in sole 5 curve. Ma non è stata ravvisata alcuna infrazione, quindi tutto regolare. A un certo punto il messicano “non ne aveva più” e ha dovuto mollare, così, fra le curve. Spompo. Missione non completata, ma comunque utile.

E un gesto che passerà agli annali. Colpo di scena numero uno al giro 36: Verstappen perdeva terreno ad ogni giro ma grazie a un problema del cambio di Giovinazzi scatta la Virtual Safety Car e così è uscito a cambiare, come Perez. Deve giocarsi il tutto per tutto in venti giri. Da lì scatta il primo nervosismo Mercedes, quando Wolff chiede alla direzione gara di non usare la safety car negli ultimi 20 giri. In quel momento, la differenza di condizioni di gomme fra i due contendenti è notevole: oltre 20 giri di utilizzo: le più fresche a favore dell’olandese. Per raggiungere Hamilton servono 8 decimi a giro. Deve iniziare a “martellare” subito e l’ha fatto: giro veloce al 39 e alcuni seguenti. Il corpo centrale dei venti finali doveva essere decisivo: se Verstappen avesse potuto guadagnare in media otto decimi a giro, la strategia si sarebbe rivelata vincente. Con le gomme più “vecchie” Hamilton poi doveva essere più prudente perché, a meno di dieci dalla fine, Norris ha avuto problemi per eccesso di danneggiamento da cordoli, curva 15 e 16 in particolare. Ma anche quello non sembrava scalfire più di tanto l’inglese.

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