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F1, Ocon festeggia un clamoroso successo, ma Hamilton guadagna ancora terreno nel mondiale

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Dopo una lunga e dovuta pausa per eliminare i detriti, altro evento eccezionale: Hamilton è ripartito in griglia da solo, al contrario dagli altri piloti che erano tutti rientrati ai box per montare le gomme da asciutto, visto il meteo in netto miglioramento. Se fosse stato “fuori” e più veloce dei piloti appena gommati sarebbe stato bello, virtuoso. Invece è stato richiamato presto, subito, dopo un giro solo: un grande errore di valutazione della scuderia che Hamilton ha pagato con una lunga gara in rimonta. Ma tant’è: la sua Mercedes era intera, esente da impatti: fatto che gli ha consentito di arrivare sino alla terza posizione finale.

La prima di Ocon

Il non più giovanissimo Esteban Ocon, classe 1996, alto, estremamente magro e leggero, è un pilota francese della Alpine, ex Renault, dove è arrivato vincendo la Gp3. È al quinto anno in Formula 1, ma ha ottenuto solo un podio nel 2020 e un ottavo posto come miglior risultato finale nel campionato del mondo. Eppure oggi ce l’ha fatta, nonostante un Vettel sempre con il fiato sul collo, dall’inizio alla fine. Una posizione regalata sul piatto d’argento non solo dagli accadimenti nelle prime file alla prima curva, ma soprattutto da Hamilton. Ha portato la gioia a tanti francesi, recentemente delusi dalla scarsa prestazione agli europei di calcio, con la memorabile vittoria della Svizzera, ma anche non troppo felici da un settimo posto parziale alle olimpiadi, con la metà di ori rispetto alla Gran Bretagna.

Ocon vince ma non convince del tutto: il pubblico lo onora ma tutti sanno che non è stato il migliore in pista. Lo è Alonso che, infatti, si è maggiormente distinto. Senza grossi “regali”, ha saputo gestire la gara bene. Ma ha soprattutto mostrato la sua tempra e la sua esperienza sul finale, quando c’era da difendere la posizione da Hamilton. Si è divertito, ha combattuto, ha dato spettacolo. Che dire, Grazie! Anche se è lui realmente la “prima guida” del team francese, oggi ha dato un brillante esempio di gioco di squadra. Senza il suo pesante ma sempre regolare rallentamento sul campione britannico, il risultato finale potrebbe essere ben diverso.

Hamilton oggettivamente girava molto, troppo più veloce rispetto ai primi quattro già a oltre dieci giri dalla conclusione. Il gap matematicamente era così alto che, in altri sport, in altre piste, non ci sarebbe stato dubbio sul recupero totale. E invece bisogna ringraziare che questi due “galli” si conoscono e lottano da sempre. Non bisogna dimenticare che Alonso si è visto arrivare Hamilton in McLaren nel 2007, nel momento più sbagliato: doveva essere un dream team ma si è trovato a difendere il titolo mondiale appena conquistato in Renault a fianco di un debuttante che si è rivelato subito veloce. Così, a quattordici anni di distanza, seppure l’asturiano sia uno dei più grandi gentleman mai visti in Formula 1, uno dei piloti più corretti e sportivi, qualche sassolino dalle scarpe può e deve ancora toglierselo. Ringrazia, oltre al francese, anche Vettel, l’altro pluricampione “devastato” dalla scalata di Hamilton nell’era dei propulsori ibridi.

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