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Europa ancora cristiana? Rilancia il tema Berlusconi nel Ppe che pensa a cose più concrete: avrà le sue ragioni

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Europa ancora cristiana? L’interrogativo, in verità non nuovo ma sovente sottaciuto, e stato rilanciato di recente dal meno cristiano di tutti, Berlusconi.  Un video intervento di Silvio Berlusconi all’Ufficio di Presidenza del Ppe (Partito popolare europeo) riunito a Roma per discutere i temi più urgenti.

Cioè: agricoltura, migrazione, lavoro, futuro. Una tre giorni, iniziata lunedì 20 settembre. In cui “ la famiglia politica europeista di Centrodestra “ – che ha messo insieme forze moderate, Cristiano-democratiche e conservatrici (raggruppa 73 partiti di 39 Paesi; nel Parlamento euopeo conta 169 seggi su 705 ) – è chiamata a fare il punto. Dopo la dolorosa e pasticciona ritirata (con sconfitta) dall’Afghanistan. 

Il leader di Forza Italia, rimarcando i valori su cui si fonda il Ppe, ha scandito: “Noi siamo gli eredi dell’Europa cristiana, l’Europa delle grandi cattedrali e dei grandi luoghi di spiritualità: Notre-Dame a Parigi, il Duomo di Colonia….”.

L’Europa ha oggi ben altri problemi. Ma Berlusconi avrà le sue ragioni, ad esempio tenersi buoli i preti pensando al Quirinale.

Detta da lui fa un po’ ridere, ma Berlusconi è capace di tutto, una volta si vantava di avere zie monache e parenti vescovi.

Ora ci sembrano utili alcune osservazioni.
1) Le radici cristiane non sono più così evidenti. Lo sostiene anche Olivier Roy nel suo saggio illuminante edito da Feltrinelli un anno fa. Le radici si sono indebolite per due motivi: la secolarizzazione che ha dato luogo ad una massiccia  scristianizzazione delle società europee. E l’arrivo dell’Islam nel cuore dell’Europa attraverso l’immigrazione ma anche delle sue frontiere (con la candidatura a entrare nella Ue presentata dalla Turchia).

In Europa la pratica religiosa è crollata

2) Sbaglia chi ritiene che se non ci fossero ne’ l’Islam ne’ l’immigrazione tutto sarebbe diverso e tutto andrebbe bene. No, c’è dell’altro. Molto altro: crolla la pratica religiosa (specie con la scomparsa della classe contadina e tra i giovani). Crollano le vocazioni sacerdotali, la Chiesa è tormentata da grossi guai. Molti oggi vanno a Messa solo in un’ottica di socializzazione, di conformismo o persino di festeggiamento. In cui più che essere praticanti sono consumatori (matrimoni, funerali).

3) Il cristianesimo sembra non essere più una religione ma una identità che si contrappone ai musulmani. È ciò che accomuna in effetti tutti i populisti: rifiuto dell’Islam, dei migranti, delle élite, dell’Europa così come è definita dalla Unione Europea. Un tempo non lontano la cultura popolare era portatrice di una devozione profonda. Non c’è più. Oggi la cultura dominante si è secolarizzata,  e lo spettacolo e il consumismo hanno ridefinito le culture locali per inserirle  in una logica economica, ideologica, politica. Siamo cambiati in soli cinquant’anni. E non è finita.

 

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