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Da Fermi a Parisi, la sesta medaglia nella scia dei ragazzi di via Panisperna

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ROMA – Tutte le strade del Nobel (per la fisica) portano a Roma. In particolare, conducono a una viuzza che sale e scende tra Santa Maria Maggiore e i Mercati di Traiano. Perché anche Giorgio Parisi è tutto sommato un nipote di quei “Ragazzi di Via Panisperna” entrati ormai nell’immaginario collettivo. La palazzina al numero civico 90a alla fine degli anni Venti ospitava l’Istituto di fisica e divenne una fucina di Nobel. Nel 1926 il 25enne Enrico Fermi vi ottenne la prima cattedra italiana di fisica teorica e si circondò di talenti ancor più giovani: Franco Rasetti, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Bruno Pontecorvo, oltre al chimico Oscar D’Agostino. Non c’è dipartimento di fisica che oggi non esponga la foto in bianco e nero di quel gruppo di scienziati in maniche di camicia. Perché è lì che ha origine l’eccellenza della scuola italiana di fisica moderna, che porta fino al Nobel di Parisi.

Lo scienziato italiano Giorgio Parisi vince il Nobel per la fisica: “Non c’è nulla di più affascinante che mettere ordine nel caos”

di

Elena Dusi

05 Ottobre 2021

Le scoperte di quel gruppo di geni

Fermi fu insignito del premio nel 1938, per aver scoperto, con i suoi “ragazzi”, i neutroni lenti e la fissione nucleare (compresa in realtà solo qualche mese dopo). Nel 1959 fu la volta di Emilio Segrè per la scoperta dell’antiprotone. E c’è chi è convinto un Nobel lo avrebbe vinto anche un altro dei ragazzi di Via Panisperna, se solo non si fosse estraniato da quel gruppo, da quella foto e dal mondo intero: Ettore Majorana, scomparso in circostanze misteriose nel marzo del 1938.

La diaspora e la nascita dell’Istituto nazionale

C’è, tra quei giovani fisici, chi non vince il Nobel né sparisce: anzi, decide di rimanere in Italia, anche quando le leggi razziali e la Seconda guerra mondiale portano il gruppo alla diaspora: Fermi e Segrè negli Usa, Rasetti in Canada, Pontecorvo in Russia. Amaldi resta in Italia e ricostruisce sulle macerie la fisica nazionale. Una delle sue creature, l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) ha appena celebrato il settantesimo compleanno: Amaldi lo immagina come il centro di ricerca che deve proseguire gli studi dei ragazzi di Via Panisperna. Negli anni sarebbero così stati costruiti i primi acceleratori di particelle, nei laboratori Infn di Frascati, e i Laboratori nazionali del Gran Sasso, scavati nel cuore della montagna abruzzese. Ma c’è il tocco decisivo di Amaldi anche nella nascita del più grande laboratorio di alte energie del mondo: il Cern di Ginevra.

Dal tunnel del Cern il riconoscimento di Rubbia

È proprio dai tunnel sotterranei scavati al confine tra Svizzera e Francia che nel 1984 arriva un nuovo Nobel alla fisica italiana: lo vince Carlo Rubbia per aver scoperto due particelle portartici della forza elettrodebole, una delle quattro interazioni fondamentali della natura, insieme a gravitazione, elettromagnetismo e forza nucleare forte. Ancora il Cern fa da scenario per un Nobel “indirettamente” italiano. Nel 2012 due esperimenti paralleli rivelano il passaggio del bosone di Higgs: a guidare i due team sono Guido Tonelli e Fabiola Gianotti. L’anno successivo il Nobel andrà ai fisici teorici che negli anni Sessanta avevano ipotizzato l’esistenza della particella fantasma: Peter Higgs e François Englert. La Gianotti diventa la prima donna a essere nominata direttore generale del Cern e la prima persona a essere riconfermata per un secondo mandato. Prima di lei, alla guida del laboratorio europeo lo stesso Amaldi, Rubbia e Luciano Maiani: 5 mandati su 16, a conferma di quanto la fisica italiana sia apprezzata a livello internazionale. Eccellenza di cui uno dei massimi esponenti è stato Nicola Cabibbo, maestro di Parisi e presidente dell’Infn dal 1985 al 1993.

Il fisico Giorgio Parisi: “Il Nobel? Ci spero. Ma la scienza ha perso valore nella nostra epoca”

di

Elena Dusi

22 Settembre 2021

Le onde gravitazionali

Ma può essere ricondotta ad Amaldi anche l’ultima grande scoperta da Nobel cui hanno dato un contributo fondamentale i fisici italiani: le onde gravitazionali. Fu grazie a lui che, a partire dagli anni Settanta, una piccola pattuglia di ricercatori dell’Infn si specializzò nella caccia alle vibrazioni dello spazio-tempo previste da Einstein: decenni dopo, nelle campagne di Siena sarebbe sorto Virgo, l’interferometro laser che raccoglie dati in simbiosi con i due laboratori americani Virgo. Per questo decine di fisici italiani hanno firmato le pubblicazioni che nel 2017 sono valse il Nobel a Kip Thorne, Barry Barish e Rainer Weiss. Ora è la volta di Giorgio Parisi: Via Panisperna ha portato a Stoccolma anche lui.

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