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Chi era Dalida, data di nascita e quando è morta, suicidio, mariti, Luigi Tenco, vita privata

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Chi era Dalida, data di nascita e quando è morta, suicidio, mariti, Luigi Tenco, vita privata. La cantante e attrice Dalida infatti è protagonista di Techetechetè, lo speciale di Rai Uno in onda ogni sera dopo il Tg1.

Data di nascita, quando è morta e biografia di Dalida

Dalida, pseudonimo di Iolanda Cristina Gigliotti nacque a Il Cairo il 17 gennaio del 1933 e morì a Parigi il 3 maggio del 1987. E’ stata una cantante e attrice italiana naturalizzata francese che ha avuto il suo maggior successo dalla fine degli anni cinquanta fino alla sua morte. Dalida ha venduto oltre 170 milioni di dischi in tutto il mondo guadagnando anche il primo disco di diamante della storia, nel 1981, che fu creato appositamente per lei.

Fu affetta da strabismo fin dall’età di 4 anni, quando, a causa di una grave infezione agli occhi, venne sottoposta a diverse operazioni chirurgiche. Per affermarsi nel mondo dello spettacolo, Dalida decise di lasciare l’Egitto e tentare la fortuna come attrice in Europa. Il 26 dicembre 1954 si trasferì a Parigi dove prese dimora in un appartamento di Rue Ponthieu, vicino agli Champs Elysées.

Mariti, aborto e vita privata di Dalida

Per quando riguarda la sua vita privata Dalida nel 1961 sposò Lucien Morisse, direttore di Radio Europe 1, conosciuto qualche anno prima. Tuttavia questo matrimonio durò pochissimo, appena un mese, perché Dalida decise di divorziare dopo aver incontrato a Cannes Jean Sobieski, giovane pittore e attore alle prime armi, di cui si innamorò e con cui convisse a Neuilly per qualche mese. Nel 1970 Lucien Morisse si suicidò sparandosi un colpo in testa.

Dalida poi inizia una relazione con uno studente ventiduenne italiano di nome Lucio e resta incinta. Dalida decide di abortire, ma dal momento che l’aborto non è ancora legale si sottopone a un intervento clandestino in Italia. L’aborto riesce, ma, a causa di complicazioni, Dalida rimane sterile. Nel 1972 incontra Richard Chanfray, noto sotto il nome d’arte di Comte de Saint-Germain, con il quale inizia la relazione, seppur burrascosa a causa del carattere di lui, più lunga della sua vita, 9 anni; nel 1981 la relazione termina e nel 1983 Chanfray si suicida insieme alla sua nuova compagna.

Dalida, Luigi Tenco e il primo tentativo di suicidio

Dopo una storia di tre anni con Christian de la Mazière, Dalida nel 1966 instaurò, secondo i giornali, una relazione con Luigi Tenco. Anche se per alcuni si trattò invece di una trovata pubblicitaria della casa discografica. In coppia con Tenco, Dalida partecipò al Festival di Sanremo del 1967 con la canzone Ciao amore ciao, scritta dallo stesso Tenco. La giuria eliminò dalla finale il brano, sconfortando Tenco, che alla notizia decise di ritirarsi in solitudine in albergo. Dalida, preoccupata, decise poco dopo di raggiungerlo, ma entrando nella stanza scoprì che Tenco si era suicidato con un colpo di pistola.

Dopo un interrogatorio della polizia locale, riportata subito in Francia Dalida, disperata, organizza il suo suicidio: dicendo ai parenti di avere intenzione di partire da sola per l’Italia per far visita alla famiglia di Tenco, si reca invece all’hotel Prince de Galles di Parigi dove prende una stanza (la stessa dove Tenco soggiornava quando andava a Parigi) e ingerisce una dose di barbiturici. Trovata per caso da una cameriera insospettita dal fatto che la stanza fosse sempre occupata, viene portata in ospedale, dove si risveglia dal coma sei giorni dopo.

La morte di Dalida

Nel 1986 un viaggio al Cairo, nei luoghi della sua infanzia, per l’interpretazione del personaggio di Saddika nel film Le Sixième Jour, mina ulteriormente il suo equilibrio. Dalida si immedesima nella disperazione della protagonista al punto da non poter più uscire dal personaggio. Il 2 maggio 1987 Dalida chiamò il fratello minore e manager annunciandogli il rinvio di un previsto servizio fotografico a causa del freddo. In seguito diede la serata libera alla propria cameriera dicendole che sarebbe andata a teatro. Uscì poi con la vettura, fece il giro dell’isolato, imbucò tre lettere: una per il fratello, una per il suo ultimo compagno Francois Naudy e una ad un suo amico.

Poi tornò nella sua abitazione. Ormai sola in casa, si infilò nel letto, ingerì una massiccia dose di barbiturici accompagnati da un bicchiere di whisky. Morì nella notte tra il 2 ed il 3 maggio 1987, a vent’anni dal primo tentativo di suicidio. Sul suo comodino venne trovato un biglietto scritto a mano e firmato, recitante: “La vie m’est insupportable. Pardonnez moi” (La vita mi è insopportabile. Perdonatemi).

 

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