giovedì, Giugno 30, 2022
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Bici, Granfondo in rosso dopo Covid. Ma «tornare in sella» è già un traguardo

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Il Passo Pordoi svettava sempre là. E anche Sella, Gardena, Campolongo, Giau e Falzarego erano gli stessi, pronti per essere scalati ancora una volta da migliaia di ciclisti. A cambiare è stata l’atmosfera che ha circondato la 34esima edizione della Maratona dles Dolomites , la prima dopo che il ciclone Covid ha fatto irruzione nella vita di tutti noi. Una vera e propria prova del nove in fondo, perché quella che si è disputata due settimane fa nell’impareggiabile scenario delle Dolomiti Patrimonio Mondiale dell’Unesco è stata anche la prima manifestazione del genere a richiamare numeri importanti, che ancora fanno rabbrividire nel dopo pandemia.

Appuntamento per 5.600 ciclisti (anziché 9mila)

La sfida ha richiamato infatti circa 5.600 ciclisti sui consueti tre percorsi previsti: il Sellaronda, con i suoi 55 km di lunghezza a 1.780 metri di dislivello, il Medio (106km e 3.130 metri) e la vera e propria Maratona (138km e 4.230 metri). Sarebbero stati oltre 9mila in una situazione «normale», e questo la dice lunga sul dazio che la Maratona e altre Granfondo debbano ancora pagare alla diffusione del virus dopo l’annullamento pressoché completo delle attività nel 2020.

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I costi aggiuntivi

Il prezzo è molto salato, soprattutto quando si considera il lato economico: i costi aggiuntivi sostenuti per organizzare in tutta sicurezza un evento simile, adeguandolo ai protocolli previsti per fronteggiare l’epidemia si aggirano – considerando i test antigenici gratuiti offerti ai partecipanti, gli oneri della vigilanza e dei protocolli di sicurezza da rispettare alla partenza, lungo il percorso e all’arrivo, ma anche quelli del materiale già ordinato e rimasto inutilizzato per il taglio delle presenze – sui 130mila euro.

Dopo lo stop dello scorso anno abbiamo voluto dare a tutti i costi un segnale e abbiamo deciso di disputare la Maratona, garantendo la massima sicurezza ai partecipanti

Impossibile coprirli del tutto, anche con l’apporto dei numerosi sponsor: «Le spese fisse restano rilevanti e un’edizione in rosso è inevitabile – ammette Claudio Canins, direttore generale della Maratona – ma dopo lo stop dello scorso anno abbiamo voluto dare a tutti i costi un segnale e abbiamo deciso di disputarla, garantendo la massima sicurezza ai partecipanti». L’impatto non incide ovviamente sui soli costi, ma anche sul ritorno economico che la manifestazione esercita sull’intero territorio all’interno del quale si disputa.

Con De Benedetti verso le Torri delle Dolomiti

I mancati introiti per gli operatori turistici

Un taglio netto di oltre un terzo degli abituali partecipanti si è fatto sentire sull’indotto reale per la Val Badia, stimabile in epoca pre-Covid attorno ai 14 milioni. Anche perché si è dovuto rinunciare quasi in blocco alle presenze straniere, in particolare ai ciclisti britannici che con le loro famiglie garantiscono in genere una presenza di almeno 4-5 giorni. «Una parte del disavanzo l’abbiamo coperta risparmiando sugli eventi annullati e sulle spese di comunicazione all’estero» spiega Canins, che preferisce guardare avanti: «Il resto lo recupereremo, grazie anche al rafforzamento del nostro brand che contiamo di sviluppare a 360 gradi, includendo sempre più temi come sostenibilità, lifestyle e gastronomia», aggiunge con l’auspicio di tornare «a regime» nel 2022.

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