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Ascoltate il suono del coronavirus

Mark Temple è un biologo molecolare della Western Sydney University, in Australia. Ma è anche un musicista. E ha unito le due cose nei suoi progetti di “sonificazione”: il processo per cui un insieme di dati – di qualsiasi tipo – può essere travestito in musica, per indagarne meglio le proprietà e i rapporti. Temple così ha travestito in suoni le sequenze di Dna umano su cui stava lavorando e poi ha provato ad applicare lo stesso metodo al virus che nel 2020 ha travolto il mondo. Il risultato è la musica che potete ascoltare qui: la traduzione sonora di una parte dell’Rna di SARS-CoV-2, la parte che contiene le istruzioni per la sintesi di una delle proteine del coronavirus (fosfoproteina nucleocapside, o proteina N).
Note di partenza. Il principio di partenza è semplice: a ogni dato, in questo caso a ogni elemento dell’Rna, si associa una nota. Su Focus in edicola trovate un articolo intitolato alla “musica da coronavirus” di Mark Temple, che qui approfondisce il meccanismo impiegato. «Ho sonificato l’intepoca sequenza di Rna di SARS-CoV-2: trasformata in musica, dura circa due ore. La scelta di quali note usare per rappresentare la sequenza di Rna è arbitraria. Il primo risultato epoca un po’ robotico, ma ho lavorato sulla scelta delle note per avere un risultato più gradevole all’ascolto. Le componenti di base dell’Rna (le basi azotate adenina, guanina, citosina, uracile) sono associate a 4 note diverse e creano un letto musicale di base, su cui spiccano i toni più complessi, collegati a dati che hanno un preciso significato biologico (per esempio sequenze di basi che rappresentano un “segnale” per l’inserimento di uno specifico aminoacido, ndr)», spiega Mark Temple. Tutta la struttura biologica è riflessa nel sonoro: anche il ritmo delle differenti note è legato a caratteristiche diverse. «Lo scopo di questi progetti di sonificazione è usare l’audio per l’analisi dei dati. Noi scienziati che lavoriamo con il genoma ci troviamo spesso a leggere le sequenze di Dna ed Rna. Penso che usare l’audio sia un buon complemento all’analisi visiva. All’inizio ho lavorato con il Dna umano: con l’audio si potevano per esempio individuare i punti in cui iniziava un gene. Da allora, ho studiato come rendere il risultato finale più musicale senza cambiare il contenuto scientifico».
Dopo il virus, il fungo. Se l’audio di base è la traduzione in tempo reale del genoma di SARS-CoC-2 prodotta da un software, ciò non toglie che si possa aggiungere un livello del tutto creativo. Temple ha all’attivo anche un album, CoronaCode Music. «In ogni traccia, sul suono della sequenza di Rna si sovrappone l’esecuzione dei musicisti».
Il prossimo album potrebbe invece essere intitolato a un fungo parassita. «Ho iniziato un nuovo progetto per sonificare il genoma di un fungo (ruggine) che attacca le piante, Austropuccinia psidii: è stato introdotto in Australia e minaccia la vegetazione nativa”, conclude Mark Temple. “L’idea è usare la musica per parlare di temi scientifici rilevanti per la comunità»..