HomeTecnologiaVerdura a chilometro zero nello spazio: la lattuga si coltiva nella navicella

Verdura a chilometro zero nello spazio: la lattuga si coltiva nella navicella

Gli umani mangiano e gli astronauti non fanno eccezione. Finora siamo andati nello spazio con cibi liofilizzati nel primo periodo e ora con quelli sottovuoto, sempre più raffinati e appetitosi per la verità.

Ora però la situazione cambia: avremo città residenziali sulla Luna e su Marte, stazioni spaziali di tutti i tipi, pubbliche e private, e per finire turisti spaziali che, per il momento, stanno per aria poche ore, ma nell’immediato futuro non avranno poi esigenze tanto diverse dagli astronauti veri e propri.

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Il cambiamento è anche una buona occasione di business per chi, come l’Italia, ha nel buon cibo una delle sue bandiere meglio riconosciute a livello internazionale. È in questa prospettiva che si pone SpaceV, una startup genovese formata da cinque soci, tutti molto qualificati nel loro campo, di cui uno, Franco Malerba, è anche il qualche modo il portavoce verso il mondo di noi terrestri.

Verdura fresca a bordo

Sì, perché lui è stato il primo astronauta italiano, e uno dei pochi civili, anche se era in realtà ufficiale della marina, sia pur di complemento. Lui il cibo che davano nello Space Shuttle, partito il 31 luglio del 1992, lo ha mangiato, e forse per questo ripete spesso, parlando di SpaceV, che sta per Space Vegetables, che il loro prodotto permetterà di avere verdura fresca, e sottolinea fresca, in orbita o su Luna e Marte.

«La missione di SpaceV è fornire un contributo decisivo ai sistemi di supporto alla vita degli astronauti mediante efficaci produzioni agricole nei loro veicoli, migliorando così la sostenibilità dei viaggi spaziali con equipaggio, sia per l’esplorazione e la ricerca che per scopi turistici, nelle stazioni orbitanti attorno alla Terra e fino alla Luna e a Marte», dice Malerba per chiarire che cosa ha spinto a costituire questa startup che fruisce e applica, sostanzialmente, un brevetto di un’altra società, la Germina, che è considerata l’azienda madre.