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La guerra del sale e la zanzara infetta: come si spense il cervello di Dante

In quel groviglio – dal quale Dante aveva preso i fili (storici) per rimescolarli poi secondo altre logiche (morali) – Francesca da Polenta (“Inferno”, canto V) aveva amato Paolo Malatesta (“Inferno”, canto V), benché lui fosse sposato con la nipote della moglie di Guido da Montefeltro (“Inferno”, canto XXVII), a sua volta padre di Bonconte (“Purgatorio”, canto V) e nonno di Nolfo, genero di Cante Gabrielli (“l’esiliatore” di Dante).

I Malatesta e i da Polenta erano tra loro alleati contro nemici comuni: il principale era proprio Guido da Montefeltro, gli altri erano i Traversari (“Purgatorio”, canto XIV). Ma erano stati proprio questi, in passato, a imparentare le due famiglie tra loro (avendo due fratelli sposato rispettivamente da una parte un da Polenta e dall’altra una Malatesta, quindi Paolo e Francesca, contando progenitori comuni, rasentavano quasi l’incesto).

Nelle lotte di Romagna, dunque, in un fazzoletto di terra si erano incrociati i destini di quattro famiglie cardine dell’universo dantesco – Malatesta, da Polenta, da Montefeltro e Traversari – che si erano uccise tra loro senza sapere di avere lo stesso sangue.

La Ravenna di Guido da Polenta

Proprio dal nipote di Francesca – quel Guido Novello da Polenta – era finito Dante al termine del suo viaggio. Ma nonostante il desiderio del poeta e l’indole del suo protettore non erano i tempi migliori per godersi la quiete a Ravenna.

Il motivo risiedeva nella sua geografia. Nel Delta padano, infatti, era stata questa a fare la storia. Grazie all’immenso specchio salmastro esteso tra Comacchio e la foce del Reno, Ravenna era divenuta una delle più grandi fornitrici di sale di tutta l’Italia settentrionale.