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i problemi a lavoro e la scomparsa, le ricerche del corpo, le parole del fidanzato

A Chi l’ha Visto? stasera, mercoledì 22 settembre, si parlerà anche del caso di Sara Pedri, la ginecologa di 31 anni scomparsa lo scorso 4 marzo che – secondo i racconti della famiglia – avrebbe subìto pressioni psicologiche sul posto di lavoro, a Trento.

Una storia, quella di Sara Padri, che sembra ruotare attorno al reparto di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento dove, secondo quanto riferito da alcune professioniste che vi hanno lavorato, il clima per il personale non sarebbe stato facile, con presunte pressioni e umiliazioni. Un clima forse all’origine della scomparsa della trentenne.

Sara Padri e il messaggio al fidanzato: Mi trattano come se fossi una lavapavimenti”

“Mi trattano come se fossi una lavapavimenti”, scriveva al fidanzato. Una frase pesante e di cui si parlerà oggi a Chi l’ha visto?”.

Il racconto del fidanzato

“Costretta per un intero pomeriggio a rimanere in una stanzetta da sola senza far nulla e solo alle 21, terrorizzata dalla neve, è riuscita ad andarsene e prendere l’auto per tornare a casa”. E’ uno degli episodi raccontati dal fidanzato della ginecologa, Guglielmo Piro in una intervista al portale news ildolomiti.it.

“Dopo questo episodio – spiega – ha smesso di raccontarmi quello che le succedeva. Ha iniziato a cambiare atteggiamento nei confronti dell’ambiente di lavoro. Aveva paura ed ha iniziato ad andare al lavoro controvoglia”.

“Io le dissi – racconta il fidanzato – di dimettersi perché quello era un ambiente malsano. Ma da quel momento non mi ha più raccontato quello che le accadeva al lavoro, mi diceva solo che aveva avuto un’altra ‘giornata nera’ o un’altra ‘giornata difficile’.”

Sulle indagini spiega che “se c’è un colpevole pagherà ma non vado a puntare il dito contro nessuno. A me interessa solo di Sara e che torni da noi”.

Le ricerche

Il telefono di Sara Pedri era stato trovato nella sua auto parcheggiata al confine tra il comune di Cis e quello di Cles, nelle vicinanze del ponte sopra il torrente Noce, che con la sua corrente porta al lago di Santa Giustina. La zona è tristemente nota per i suicidi ed è sul fondale fangoso del lago che si concentrano le operazioni, rese però difficoltose dal basso livello dell’acqua nel periodo estivo.

Tra marzo e aprile, per cercare la ginecologa di Forlì che lavorava all’ospedale Santa Chiara di Trento, erano stati impiegati anche i cani specializzati nella ricerca di cadaveri in acqua.

Da Genova, inoltre, era intervenuto il Nucleo dei carabinieri subacquei con un eco-scanner e anche i sommozzatori dei vigili del fuoco erano stati impegnati nelle ricerche. Il fiuto dei cani molecolari aveva portato all’inizio del ponte di Mostizzolo, poco distante dal luogo dove il 4 marzo scorso era stata trovata l’auto di Sara Pedri. Le unità cinofile si sono fermate nei pressi di un dirupo alto una cinquantina di metri a cui si accede dalla pista ciclabile ma nessun corpo è stato trovato.