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Clima da fuggire, Ue stima arrivo di 200 milioni di immigrati in 30 anni verso l’Europa

Clima da fuggire tra uragani e inondazioni, siccità e desertificazione. In fuga da un clima sempre più ostile arriveranno, nei prossimi 30 anni, 200 milioni di migranti. Calcolatrice alla mano poco meno di 7 milioni ogni anno. Arriveranno in Europa dove, oggi, vivono poco meno di 450 milioni di persone e dove, tra trent’anni, l’età media sarà di 49 anni. Non è l’allarme lanciato da qualche leader sovranista e magari anche un po’ razzista, ma la stima in mano all’Unione Europea.

Razzismo a parte, se non si chiama sostituzione etnica poco ci manca. Anche se questo non implica affatto e non vuole essere un giudizio di merito. Come ci insegna la Storia, tutte le civiltà, da Roma in poi e probabilmente anche prima, hanno vissuto simili fenomeni man mano che ampliavano la loro sfera di potere, dominio e attrazione. In un mondo poi sempre più affollato e dove spostarsi è incredibilmente più semplice di 2000 anni fa, la mobilità umana diventa un dato fisiologico.

Clima da fuggire, più delle guerre

Dato su cui però nel futuro prossimo, anzi già nel presente, più che le guerre o i talebani di ogni risma, incideranno i cambiamenti climatici. Il danno causato dall’uomo sul clima è ormai un fatto, possiamo ancora provare a limitare quelli futuri, non aggravando ancor più quello che è stato fatto ponendoci limiti e obiettivi verdi per il futuro, ma dobbiamo anche fare i conti con quello che abbiamo generato.

Uragani di straordinaria potenza, precipitazioni violente e inondazioni. Ondate di gelo e di caldo soffocante, incendi, desertificazione. Sono termini che abbiamo imparato a conoscere e fenomeni che vediamo orami con una discreta regolarità nei notiziari di ogni angolo del mondo. Così sempre più zone diventano inospitali e gli umani, come è normale che sia, si spostano in cerca di un luogo più sicuro dove vivere.

Da qui al 2050 arriveranno nell’UE 200 milioni di migranti

Un numero enorme, incredibile in rapporto all’attuale popolazione europea. E’ la stima contenuta nel report che anticipa il programma di lavoro a medio-lungo periodo: “Lo stress climatico metterà alla prova i gruppi più vulnerabili”. In pratica, numeri alla mano, nell’arco di una generazione arriverà nel Vecchio Continente una mole di persone pari a poco meno del 50% dell’attuale popolazione. Come se, in una città come Roma dove risiedono oggi circa 3 milioni di persone, ne arrivassero 1 milione e mezzo.

I numeri sono spaventosi ma, in realtà, questo non è un male. Nella vecchia Europa infatti il tasso di fertilità femminile è poco sopra l’1.5, dato chiaramente al di sotto del livello minimo necessario per ricostituire la popolazione che sarebbe 2. Che tradotto significa che, senza immigrazione, ogni anno la popolazione europea diminuisce. Inoltre la vecchia Europa è sempre più vecchia. L’età media dei suoi cittadini è oggi 39 anni, nel 2050 questa sarà salita a 49 anni e un europeo su 10 sarà over 80. Non serve essere un economista per capire che meno cittadini significa anche meno lavoratori e che età media più alta significa più pensioni da pagare e maggiore spesa sanitaria. Un mix potenzialmente distruttivo.