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Il mondo pronto a fare i conti con la scienza del climate change

Gli scienziati confermarono che le conseguenze di un aumento medio delle temperature di 2°C sarebbero significativamente peggiori di quelle provocate da un aumento di 1,5°C. E indicarono la ricetta: per limitare il surriscaldamento a 1,5°C bisognerebbe dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030 ed eliminarle completamente entro il 2050.

Le indicazioni di policy del rapporto furono molto osteggiate dall’Arabia Saudita, che nelle ultime 24 ore minacciò di bloccarne l’uscita se non fosse stato rimosso ogni riferimento alle politiche climatiche dei governi nazionali e all’Accordo di Parigi da tutte le 616 pagine del rapporto. La delegazione saudita fu spalleggiata da quella egiziana, ma andò a sbattere contro le resistenze delle nazioni insulari di Saint Kitts e Nevis, Grenada e Marshall, spalleggiate da Belgio e Francia. Gli Stati Uniti, in uscita dall’accordo di Parigi sotto l’allora presidente Donald Trump, presentarono una dichiarazione ufficiale in cui chiarivano di non aver approvato il rapporto.

I piani di riduzione

Davanti a questa frattura, le regole dell’Ipcc impongono che le opinioni contrastanti siano registrate ufficialmente, ma gli scienziati hanno l’ultima parola e quindi nel rapporto furono menzionati sia l’accordo di Parigi che gli obiettivi climatici dei governi nazionali.

Da allora, il rapporto è diventato la Bibbia di attivisti, investitori e politici impegnati nella difesa del clima in tutto il mondo. La maggior parte dei grandi emettitori, dalla Cina agli Stati Uniti, si è impegnata su obiettivi di neutralità carbonica, ma al 31 luglio, il termine ultimo per la presentazione dei piani di riduzione delle emissioni, solo 110 avevano presentato piani all’Onu.

Le principali economie, tra cui Cina, India, Arabia Saudita e Sudafrica, devono ancora soddisfare i requisiti stabiliti dall’Accordo di Parigi. L’Arabia Saudita ha firmato l’Accordo di Parigi e vorrebbe essere vista come un facilitatore degli accordi globali contro l’emergenza climatica, ma rimane una voce scettica nella maggior parte dei forum internazionali e punta a trovare una soluzione che le permetta di continuare a vendere il suo petrolio.