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Elena Ceste, la ricostruzione dell’omicidio e il marito Michele Buoninconti, le indagini, il processo e il movente

Elena Ceste, la ricostruzione dell’omicidio e il marito Michele Buoninconti, le indagini, il processo e il movente. Questa sera 20 agosto, nel programma Il terzo indizio, si ripercorre la storia dell’omicidio di Elena Ceste. Il programma condotto da Barbara De Rossi è in onda su Rete 4 dalle 21:20

L’omicidio di Elena Ceste

Il 24 gennaio del 2014 a Castiglione d’Asti scompare una donna, Elena Ceste, 37 anni, moglie di Michele Buoninconti e madre di quattro bambini. A denunciarne la scomparsa è proprio il marito, dichiarando che la moglie era sconvolta, perché il giorno prima gli aveva confidato di aver intrattenuto dei rapporti compromettenti, via sms, con un uomo. Buoninconti, inoltre, afferma che sua moglie è uscita di casa completamente nuda.

Dopo diversi mesi di ricerche, il 18 ottobre del 2014, viene ritrovato il corpo privo di vita della donna nelle acque del Rio Mersa, nelle campagne di Asti, a circa un chilometro di distanza dalla sua abitazione a Costigliole d’Asti. Secondo l’autopsia Elena Ceste è morta per asfissia e Buoninconti viene accusato di omicidio. 

La ricostruzione dell’omicidio

Secondo la ricostruzione dei giudici, quella mattina, dopo aver accompagnato i figli a scuola, Buoninconti è rientrato a casa alle 8:43. Il delitto è avvenuto all’interno della loro camera da letto. Secondo l’accusa, l’uomo ha strangolato la moglie fino ad ucciderla. L’uomo ha portato il corpo della moglie nel bagagliaio dell’auto e l’ha trasportato fino al Rio Mersa. L’esame delle celle telefoniche conferma questa ricostruzione. Il tempo trascorso tra l’omicidio e l’occultamento del cadavere porta i giudici a sostenere l’ipotesi dell’omicidio premeditato, che Buoninconti avesse pianificato il tutto. 

Le indagini e il processo

Nonostante la sua iniziale dichiarazione su un eventuale allontanamento volontario di Elena Ceste, Buoninconti viene visto fin dall’inizio come il primo sospettato. I sospetti si alimentano quando emerge, grazie all’utilizzo di cimici nella sua abitazione, il carattere violento e aggressivo dell’uomo nei confronti dei figli e il fatto che non si mostrasse particolarmente sconvolto durante i mesi di ricerche. Durante questo periodo Buoninconti intrattiene diverse conversazioni telefoniche con alcune donne. 

Le indagini portano alla luce un ulteriore elemento, ovvero il cellulare di Elena Ceste. Buoninconti ha fatto squillare più volte il cellulare della moglie per trovarlo, per poi scoprire che era tra i vestiti della donna. Gli inquirenti, così, ricostruiscono il percorso tanto del cellulare quanto quello del corpo della donna. 

Michele Buoninconti non ha mai ammesso l’omicidio della moglie. Nel 2015 viene condannato a 30 anni di carcere, confermati in appello.

Il movente

Il movente dell’omicidio è da rintracciare nel rapporto tra Elena e suo marito, un rapporto compromesso divenuto violento. L’uomo viene descritto come oppressivo e violento, che tende a voler assoggettare le persone che vivono con lui. Elena Ceste intratteneva conversazioni telefoniche con altri uomini e Buoninconti ne è venuto a conoscenza. Lei voleva staccarsi da lui, l’uomo, al contrario, non aveva intenzione di separarsi da lei. Secondo l’accusa, Buoninconti nel commettere un atto così brutale è stato animato “dal più atavico dei sentimenti maschili: una sete di dominio unita ad un malinteso senso dell’onore”.