HomeUncategorizedEdy Dalla Vecchia, il sorriso della metalmeccanica vince in tutto il mondo

Edy Dalla Vecchia, il sorriso della metalmeccanica vince in tutto il mondo

Donne d’impresa: Edy Dalla Vecchia. Il suo vero biglietto da visita è  il sorriso. Ma quello che colpisce di più in Edy Dalla Vecchia  è la straordinaria modestia e sensibilità. Nonostante le comprovate competenze e l’esperienza che vanta nella sua vita lavorativa.

Un’ottimista di natura che trasmette il suo pensiero positivo anche a coloro che le stanno accanto, nel lavoro e nella vita. La sua azienda Effedue srl si occupa di lavorazioni meccaniche di precisione per conto terzi, con un organico di 60 perone.

Collabora con importanti aziende per il mercato italiano (30%) ed estero (70%). Coprendo tutti i settori metalmeccanici (oil&gas, movimenti terra, automotive, trasporti persone, macchinari e impianti, etc.).

La sua passione per il proprio lavoro è contagiosa. E, puntando soprattutto sulla formazione personale ed imprenditoriale, promuove strategie di business mirate a creare sinergie costruttive sempre all’avanguardia. Benché “metalmeccanica” è “maestra” di pubbliche relazioni. E il suo grande impegno per valorizzare le imprese al femminile è una costante. Che l’ha portata ad essere anche presidente della delegazione del Veneto -Alto Adige di AIDDA, l’associazione di donne imprenditrici d’azienda. 

1.  Una pandemia che sembra non finire e che ha rivoluzionato la nostra vita e il nostro lavoro: come ha affrontato la sua azienda questo momento di grande criticità’?

Direi in serenità perché quando il team è SQUADRA, non ci si ritrova soli. La gran parte dei ns. dipendenti si sono rimboccati le maniche e si sono resi disponibili ad assecondare le ns. richieste nonché le esigenze contingenti al momento.  Abbiamo lavorato in complicità con i ns. clienti e con  parecchi fornitori che si sono adoperati per darci continuità e supporto anche economico. Devo dire che la pandemia ci ha permesso di toccare con mano quanto avevamo seminato in passato e di cui forse non ne eravamo perfettamente consci. La solidarietà che ci ha circondato è un’emozione indescrivibile e che mai avremmo potuto soppesare in tempi normali.

2.  Come presidente di AIDDA (delegazione Veneto-Trentino Alto Adige), può sicuramente darci una visione della resilienza delle donne imprenditrici della sua delegazione. Quali i settori più colpiti, e quali quelli che ne sono usciti “meglio” o più forti?

AIDDA è stato uno dei “leitmotiv” a supporto di alcune criticità. La chat della Delegazione è stato il mezzo per   sostenerci, confrontarci, aiutarci e confortarci. Chi era in grado di fornire notizie, anteprime e dispositivi di protezione, si è adoperato per veicolarci tutto ciò. Certamente molte socie hanno subito gravi perdite e mi riferisco al mondo del turismo in primis, degli allestimenti fieristici, al settore tessile e al settore orafo di cui noi siamo una delegazione particolarmente ricca. Ma oggi non raccolgo particolari grandi difficoltà perché tutte le mie donne sono imprenditrici caparbie e lungimiranti. Qualcuna si è riqualificata in altra attività, qualcuna ha dato vita al tavolo del turismo in AIDDA che è stato uno “strumento” molto importante per avvicinare le istituzioni e fare sentire la propria voce. Il silenzio era nelle strade, ma in Aidda le voci erano altisonanti.

3.  Donne nel mondo della metalmeccanica: sono sempre in crescita le signore “metalmeccaniche”. Qual è la sua esperienza sul campo?

MERAVIGLIOSA!! Non la cambierei con nessun altro settore. Essere stata una donna in un ambito prettamente maschile, in tempi passati in cui eravamo molto poche se non rarissime, mi ha caricato di responsabilità ma anche di vigore. Il mio approccio con questi uomini era sempre: ad una donna non si dice mai di no. Ascoltatemi e poi eventualmente criticatemi o deridetemi se vi fa sentire più’ potenti. Non ho mai ricevuto un NO, non sono mai stata vessata verbalmente o beffeggiata. Anzi sono stata molto rispettata, ho ricevuto molti apprezzamenti e mi sono sentita anche particolarmente temuta. Io e mio marito siamo partiti in due nel 1991 e oggi siamo una realtà manifatturiera di oltre 70 persone, ben conosciuta all’estero e a tutt’oggi sono ancora io “donna” che ne reggo la governance, pur capendone ancora molto poco di meccanica

4.  In una sua recente intervista, si è definita “una donna fortunata”. Qual è la sua più grande soddisfazione e quali consigli darebbe alle giovani che si affacciano nel mondo dell’imprenditoria?

Mi sento una donna fortunata perché ho potuto realizzarmi affettivamente e professionalmente; perché, in primis,  sono circondata da persone che mi vogliono bene e mi stimano, perché caratterialmente riesco ad affrontare la quotidianità con equilibrio e raziocinio,  perché ho raggiunto traguardi per me insperati e perché posso avere ancora degli obbiettivi futuri.

La mia più grande soddisfazione oggi è guardarmi attorno e avvertire il rispetto, l’apprezzamento e l’ammirazione di chi quotidianamente mi è a fianco, intendendo famiglia, collaboratori e tutto il mio mondo professionale. Alle giovani, come ho detto più volte nelle mie interviste, consiglio di affrontare il quotidiano con il massimo rispetto per le persone, per le idee diverse dalle nostre. Sollecito il comportamento etico sempre, comunque e ovunque. Consiglio di mettere in campo tutta la propria tenacia, la caparbietà ed il coraggio, senza mai perdere di vista gli obbiettivi che ci si prefigge e, soprattutto, mai perdersi d’animo se i traguardi tardano ad essere raggiunti: c’è un tempo per tutto, breve o lungo che sia, anche per le soddisfazioni!! Più sono irraggiungibili le mete, più sono sfidanti i nostri sforzi e più ci appagheranno i risultati che otterremo.  

5.  previsioni post Covid per la sua azienda e per l’economia italiana in genere.

Io sono una ottimista per natura e sono ragionevolmente supportata in questa mia positività per quello che la mia attività sta affrontando. Il lavoro sembra esploso tutt’ad un tratto. Arrivano ordini in continuazione, incremento di richieste da parte di  nuovi clienti. Visibilità portafoglio non più solo a breve termine. Programmi futuri già incentivanti e, mettiamoci anche.. qualche bell’incentivo fiscale deliberato. Unico neo: difficile reperire forze lavoro specializzate. Non dovremmo dimenticare che siamo un paese manifatturiero e per questo bisognerebbe reindirizzare le famiglie a perseguire, per i propri figli,  obbiettivi professionali e tecnici più che liceali perché di laureati disoccupati forse ce ne sono in sovrabbondanza e poco disponibili a calarsi in ruoli diversi e più manuali.