HomeBikeTour de France a Pogacar, nuovo Re della generazione dei fenomeni

Tour de France a Pogacar, nuovo Re della generazione dei fenomeni

Forte su tutti i terreni, e rapido anche nei finali di tappa, lo sloveno non ha mai trovato un avversario in grado di impensierirlo seriamente. Non lo è stato il secondo classificato, il peraltro sorprendente danese Joanas Vingegaard né l’ecuadoriano Richard Carapaz, terzo sul podio, e primo dei big che avrebbero dovuto contrastare l’ascesa di Pogacar. Niente da dire, Carapaz si è ben difeso senza farsi travolgere. Ma tra i due non c’’è mai stata partita: uno, il Re sloveno,  veniva da Marte, l’altro dal pianeta di noi umani in cui, una tantum, è concesso di perdere un colpo. 

Allo sloveno questo per il momento non capita. E se gli è successo, come è sembrato sul Mont Ventoux, l’ha nascosto molto bene. Probabile che un po’ in frenata sia andato nell’ultima cronometro (solo ottavo) ma l’impressione è stata che non ci tenesse troppo a stravincere. E che non tirasse  troppo il gas. Sia per non farsi troppi nemici, sia per non accreditare le tante voci poco “simpatiche” sulle sue prestazioni da uomo bionico. Purtroppo, quando uno s’impone alla Merckx,  finisce sempre nel tritacarne delle malelingue. Una di queste sussurra e grida che al Tour de France ci sia stata  l’ombra del doping tecnologico. Di strani meccanismi nei mozzi che avrebbero dato  un “aiutino” ai corridori di quattro squadre, tra cui anche quella della maglia gialla, la UAE Emirates. Naturalmente sono voci anonime e quindi, come tali, da gettare nel cestino. 

Monarchia assoluta?

Ora il punto è un altro: ma quella di Pogacar è ormai una monarchia assoluta o c’è ancora spazio per qualche dissenso? Difficile dirlo perchè lo sloveno attualmente non ha punti deboli. E anche come tenuta mentale dimostra una solidità invidiabile. Neppure il terribile Merckx a 22 anni aveva già vinto due Tour de France. Qualcuno dice che è presto per far entrare Tadej nella galleria dei Campionissimi. Può darsi. Ma due Tour consecutivi sono già tanta roba.  Cosa deve dimostrare ancora il re sloveno?

A proposito di Slovenia, la bandiera di Lubiana sventola sempre più alta sul pennone del ciclismo. Una nazione di due milioni di abitanti, più o meno quindi come la  popolazione di Milano, da due anni domina il Tour e sforna campioni in crescita  a getto continuo. Dietro a Roglic e Pogacar nuovi talenti crescono come funghi. L’ultimo che è balzato alle cronache e Matej Mohoric, campione nazionale, e vincitore di due tappe in questa edizione della Grande Boucle. Il motivo del boom? Nelle scuole si fa sport seriamente. E i risultati si vedono. 

Le volate vincenti di Cavendish

Bene anche Mark Cavendish, dato per morto e sepolto, e invece risorto con ben quattro volate vincenti. Era depresso. Non lo voleva più nessuno. Alla fine, quasi per grazia ricevuta, lo ha preso nelle sue file la Deceuninck Step. Ma al Tour  il grande vecchio sprinter non avrebbe dovuto  neppure partecipare. Solo il forfait all’ultimo minuto di Sam Bennett gli ha permesso di prendere il via. Risultato? Quattro volate da incorniciare e il record di Merckx (34 vittorie al Tour) eguagliato. La realtà , quando si mette, supera davvero la fantasia. Ma Cavendish è stato super a cogliere l’attimo.