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Livorno, vescovo autorizza matrimoni in casa per non prolungare la convivenza e per aiutare chi non ha i soldi

Livorno, il vescovo monsignor Simone Giusti ha presentato ai parroci una nota pastorale che autorizza i matrimoni in casa. Si tratta della prima in Italia: chi convive da tempo o ha fatto solo il matrimonio civile, ora potrà sposarsi con rito religioso in casa. 

Livorno, via libera dal vescovo ai matrimoni in casa 

Sarà un rito essenziale con gli sposi, il sacerdote e due testimoni. Monsignor Giusti ha deciso di varare questa nota pastorale ispirandosi a quanto detto da Papa Francesco che, durante un volo in Cile, unì in matrimonio uno steward e una hostess che convivevano da tempo e che erano genitori di due bambini. Il loro matrimonio non si era potuto tenere per via del crollo della loro chiesa per il terremoto.

“La carità pastorale del Papa – ha detto monsignor Giusti – può aiutarci a promuovere un’autentica conversione pastorale capace di affrontare il complesso fenomeno della convivenze o dei matrimoni solo civili”. Il desiderio del vescovo di Livorno è quello di abbattere quegli ostacoli che impediscono ai fidanzati di unirsi in un matrimonio religioso pur avendone desiderio. Si trattadi impedimenti economici o sociali: “Dobbiamo far sentire la vicinanza della Chiesa – continua il vescovo di Livorno a La nazione – che accompagnerà la coppia nella scelta di una vita cristiana”.

Matrimoni in casa per non prolungare la convivenza e per aiutare chi non ha i soldi per sposarsi

E’ la contromossa della Chiesa livornese nei confronti della convivenza che ormai viene considerata una “tappa irrinunciabile” anche dai cattolici.

Don Alberto Vanzi, vicario giudiziale della diocesi livornese, spiega che “non deve partire ora la caccia alla location, alle ville e ai castelli dove celebrare l’unione del secolo. Noi vogliamo solo smontare pregiudizi culturali, religiosi e abbattere gli stereotipi. Cerchiamo con questa nota pastorale di spingere i giovani a sposarsi. Noi abbiamo fornito le indicazioni per fare la scelta”.

“Non si tratta di ritornare a celebrare matrimoni nella clandestinità, sempre stigmatizzati dalla Chiesa, né di trovare location spettacolari anche nel contesto domestico. Questa proposta vuole mostrare una Chiesa che va incontro alle difficoltà personali dei suoi fedeli”.