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Khrystyna Novak, il sospettato Francesco Lupino dopo 9 ore di interrogatorio: L’ho uccisa io

Sarebbe stato Francesco Lupino ad uccidere Khrystyna Novak, l’ucraina di 29 anni scomparsa a Castelfranco di Sotto (Pisa). L’uomo, 49 anni di Fucecchio (Firenze) aveva sempre respinto le accuse ma dopo nove ore di interrogatorio e con il cadavere della donna ritrovato il 21 maggio, sarebbe crollato.

Secondo quanto riporta l’Ansa, di fronte alle contestazioni sempre più incalzanti degli inquirenti, Lupino avrebbe ammesso di essere stato lui a uccidere la notte tra l’1 e il 2 novembre 2020 Khrystyna Novak in un’abitazione a Corte Nardi di Castelfranco di Sotto (Pisa).

In quella casa la giovane viveva insieme al fidanzato spagnolo, ed ex socio in affari proprio di Lupino, che era stato arrestato pochi giorni prima in un blitz antidroga.

Khrystyna Novak, il movente per vendetta contro il fidanzato

Il movente dell’omicidio sarebbe proprio la vendetta: visto che il fidanzato di Khrystyna Novak aveva ammesso le sue responsabilità e si era detto pronto a “vuotare il sacco e uscire dal giro” indicando proprio Lupino come complice nei suoi affari illeciti.

Il corpo della donna, sparito per mesi, è stato ritrovato il 21 maggio in un casolare abbandonato, vicino a Corte Nardi. Lupino era stato arrestato il 23 marzo.

Khrystyna Novak, trovati il cadavere e la pistola

Gli accertamenti sul cadavere hanno fornito ulteriori indizi agli investigatori che hanno fissato un nuovo interrogatorio: stamani Lupino è stato prelevato in carcere e accompagnato negli uffici della squadra mobile dove, alla presenza del suo legale, è stato interrogato dal pm Egidio Celano e dal capo della mobile, Fabrizio Valerio Nocita.

Secondo la ricostruzione dell’Ansa, la notte dell’omicidio Lupino si sarebbe introdotto in casa di Novak, ballerina presso un night di Altopascio (Lucca), e l’avrebbe uccisa sparandole con una pistola che poi avrebbe gettato in un canale proprio per vendicarsi del fidanzato di lei che aveva deciso di “uscire dal giro e collaborare con la giustizia”.

Per mesi Lupino ha respinto le accuse, ma con il ritrovamento del cadavere, e anche dell’arma recuperata dagli inquirenti, gli indizi in mano agli investigatori sono ulteriormente cresciuti e lo hanno convinto a confessare e a collaborare per ricostruire i tasselli ancora mancanti della vicenda.