HomeTecnologiaFiumi in secca, per l’Italia cresce il rischio desertificazione

Fiumi in secca, per l’Italia cresce il rischio desertificazione

Una tendenza che rischia di mandare in crisi l’equilibrio idrico del continente. Negli ultimi 14 anni, l’assenza di precipitazioni è stato solo uno dei problemi: «L’aumento delle temperature di aprile ha portato all’evaporazione dell’umidità immagazzinata nel suolo. Di conseguenza, in primavera c’era già una marcata mancanza di umidità nei suoli dell’Europa centrale, specialmente in Germania.

L’agricoltura ne fa le spese

Questo deficit non può essere compensato in estate ed è all’origine della scarsa produttività dei suoli e del bassissimo livello dei fiumi. In altre parole: la siccità estiva è preprogrammata ad aprile», spiega Rohini Kumar, idrologo presso il Centro Helmholtz per la ricerca ambientale di Lipsia e autore di un nuovo studio sulla siccità in Europa pubblicato su Nature Climate.

In particolare nel Sud Europa il fenomeno si ripete ormai con regolarità, a conferma del fatto che in Italia mancano 5 miliardi di metri cubi di acqua rispetto a 50 anni fa, come rilevato dall’Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio. L’agricoltura, che consuma oltre il 50% delle risorse idriche disponibili, è il settore più colpito.

L’anno più drammatico, fra gli ultimi, è stato il 2017, con un danno calcolato di almeno 2 miliardi di euro: la siccità ha tagliato i raccolti delle principali produzioni, dai pomodori alla frutta, dal riso al mais, dai vigneti fino al fieno per gli animali. Ma i coltivatori non sono gli unici a soffrirne.

I costi per l’economia

In base ai dati raccolti dall’Osservatorio Climate Finance del Politecnico di Milano, la crisi del clima comporta costi notevoli per tutto il sistema economico: un grado in più di temperatura nello scorso decennio ha determinato una riduzione media di fatturato del 5,8% per le imprese italiane.