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è ai domiciliari ma non può lasciare il Paese

L’imprenditore italiano Marco Zennaro è stato scarcerato in Sudan dopo due mesi. Zennaro si trova ora ai domiciliari, in un albergo. Ma non può lasciare il Paese africano, almeno non prima di aver chiarito la propria posizione con la giustizia sudanese.

Zennaro deve rispondere alle accuse di non meglio precisati reati di natura finanziaria attraverso alcune società.

Marco Zennaro scarcerato in Sudan dopo due mesi

Zennaro, in carcere in Sudan da circa due mesi, è stato rilasciato in attesa degli sviluppi dei vari contenziosi a suo carico, già nei prossimi giorni. Lo confermano fonti della Farnesina. La scarcerazione è arrivata nel quadro di un lungo negoziato costantemente seguito dall’ambasciatore a Khartoum e dal Direttore Generale Luigi Vignali, che si era già recato in missione in Sudan nelle scorse settimane su indicazione del Ministro Di Maio.

Zennaro dovrà comunque restare in Sudan per affrontare le varie cause che lo vedono coinvolto. L’imprenditore è da oggi ai domiciliari in albergo. Lo riferiscono fonti della Farnesina. Zennaro deve infatti restare nel Paese per affrontare le varie cause che lo vedono coinvolto. 

Di cosa è accusato Marco Zennaro in Sudan

Dopo la chiusura di un primo procedimento giudiziario in una causa commerciale con la società Galabi&sons il 24 maggio scorso (terminato con un accordo per un risarcimento di 400 mila euro), l’imprenditore è finito di nuovo sotto la lente della giustizia sudanese per una seconda causa.

Una causa sempre di natura economica, presentata da un’altra società con cui ha lavorato. Un nuovo procedimento contro cui si è opposto il suo legale presentando un ricorso (non ancora esaminato), che ha portato nuovamente Zennaro nella cella di un commissariato.

In condizioni, aveva fatto sapere qualche giorno fa il fratello Alvise, “disumane, con una temperatura a 50 gradi, senza letto e materasso, senza diritti di visita, movimento e aria”.

Il viaggio di Zennaro all’inferno

“Sono all’inferno, in carcere tra centinaia di persone ammassate in una stanza”. Questo il messaggio che lo stesso Zennaro era riuscito a veicolare ai familiari (il padre Cristiano e un suo legale sono a Khartoum). Una situazione difficilissima a fronte della quale l’ambasciatore italiano Vassallo ha protestato con le autorità sudanesi evidenziando l’esigenza di “garantire il pieno rispetto dei diritti umani del detenuto”.