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Quando il campione è un cattivo brand, Nike scarica Neymar per un’accusa di violenza sessuale

Nel 2019, quando è stata espressa la volontà di portare avanti la questione, Nike ha «commissionato un’indagine indipendente e assunto un consulente legale per la dipendente, a sua scelta e a spese dell’azienda». L’indagine, come ammesso dalla stessa Nike, «è stata inconcludente», in quanto «non è emersa una singola serie di fatti che consentisse di intervenire in modo sostanziale sulla questione». Nonostante ciò, «Nike ha interrotto il suo rapporto con l’atleta perché si è rifiutato di collaborare a un’indagine in buona fede su accuse credibili».

Da Armstrong

Non è la prima volta che Nike prende posizione di fronte a scandali (veri o presunti) nel mondo dello sport. Il caso più noto riguarda l’ex ciclista Lance Armstrong, a seguito dell’accertamento sull’utilizzo di pratiche dopanti che hanno portato all’annullamento del suo palmares (sette Tour de France e un bronzo a Sydney 2000, tutte vittorie revocate dall’Uci e dal Cio).

Oltre a Nike, che ha smesso pure di patrocinare la fondazione Livestrong, hanno abbandonato Armstrong altri sponsor: Trek, Easton-Bell Sports, 24-Hour Fitness, Anheuser-Busch, RadioShack, Oakley, Honey Stinger e FRS, per un totale di 150 milioni di dollari.

Nike, inoltre, ha interrotto i rapporti con Oscar Pistorius dopo l’omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp da parte dell’atleta paralimpico, che aveva un contratto da circa 2 milioni di dollari con l’azienda americana.

Altri casi legati a Nike hanno visto la rottura anticipata degli accordi col pugile Manny Pacquiao (per commenti omofobi) e, solo temporaneamente, con la tennista Maria Sharapova (per doping), facendo dietrofront in quest’ultima situazione. Nike, inoltre, è rimasta al fianco del golfista Tiger Woods al centro di uno scandalo sessuale che lo ha portato a perdere 22 milioni di dollari (quasi 20 milioni di euro) di sponsorizzazioni.