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Giro d’Italia, penultima tappa a Damiano Caruso, la rivincita del Gregario. Per Bernal è quasi fatta

«Mi sono regalato una giornata da campione». Ogni tanto, nel ciclismo come nella vita, capitano queste cose strane. Succede che uno dei tanti, stimato e apprezzato, improvvisamente diventi il primo della fila. Che esca dalla zona buia. Che da comprimario, abituato a lasciare spazio agli altri, diventi protagonista. Che da buon gregario diventi un ottimo capitano, almeno per un giorno.
Con la folla, rauca dalla felicità, e stordita dalla sorpresa, che ti applaude e grida il tuo nome. Sembra un sogno, invece quello che è accaduto a Damiano Caruso, 33 anni da Ragusa, con una vita da gregario alle spalle, è tutto vero.

La vittoria del gregario

Quando taglia il traguardo dell’Alpe Motta, ultimo salita di questo 104esimo Giro, Caruso non riesce a tener ferme le mani. Indica il cielo, indica se stesso, poi ancora il cielo. Stanco, ma non stravolto, riesce perfino a mantenersi lucido. E dice: «Quanto ho visto il traguardo, ho pensato a mille cose. Ho pensato a tutte le fatiche che abbiamo fatto in questo Giro. Ho pensato ai miei compagni, a Bilbao, che senza il suo aiuto non sarei qui a parlare. E infine ho pensato anche a me stesso, perchè oggi ho realizzato un grande sogno e quindi sono l’uomo più felice del mondo» .

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«Non so se sono un campione, come dite voi. Io sono sempre stato un buon professionista, ho aiutato i mei capitani, ho fatto decine di piazzamenti. Non so come posso definirmi, diciamo che mi sono regalato una giornata da campione».

Bella giornata, quasi epica, da ciclismo antico ma anche moderno. Che dà finalmente spazio a un corridore come Caruso,che ha sempre lavorato per gli altri (e gli permette di consolidare il secondo posto in classifica), e nello stesso tempo ti lascia sempre col fiato in sospeso, fino all’ultimo metro dell’ultimo chilometro.

Bendal incorcia le dita

Caruso infatti non solo ha centrato una strepitoso vittoria di tappa, ma ad un certo punto, quando nella discesa dello Spluga il suo vantaggio ha raggiunto i 40 secondi, anche la maglia rosa, Bernal, ha cominciato a preoccuparsi. «Sì, non ho pensato il peggio» precisa il colombiano «però mi sono messo in allarme. Uno come Caruso, secondo in classifica, in fuga con un gruppetto di dieci, può diventare una minaccia. “Devo ringraziare ancora una volta i miei compagni dell’Ineos che praticamente mi hanno scortato fino all’ultimo chilometro. Poi mi sono mosso io, però solo adesso posso dire di essere tranquillo. Manca solo la crono di Milano. E ho quasi due minuti su Caruso. Incrocio le dita, ma insomma…»