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Musk batte Bezos: la Nasa sceglie Space X per la prossima missione sulla luna

“Il ritorno sulla Luna di Nasa dovrà rispecchiare i tempi che stiamo vivendo”, è la frase chiave della conferenza stampa tenutasi a Nasa poche ore fa per annunciare che il veicolo che porterà di nuovo l’umanità sul nostro amato satellite, e da lì a Marte in un secondo tempo, non sarà “made in Nasa”, bensì il compito sarà affidato a SpaceX di Elon Musk, che oramai vince tutto e contro tutti i contendenti. L’ha pronunciata Katy Lueders, importante esponente di Nasa, responsabile per il volo umano.

2.9 miliardi di dollari la commessa, che saranno sfruttati fino all’ultimo cent per modificare lo splendido veicolo Starship, gioiello di Musk, e adattarlo agli stringenti requisiti tecnici, ma soprattutto economici, richiesti dall’Agenzia spaziale americana. Il mezzo porterà con la sua spaziosa ed elegante cabina parecchi astronauti parecchie volte dalla stazione spaziale lunare, prevista, fino alla butterata superfice del nostro unico satellite naturale e viceversa.

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Missione politically correct

Il programma complessivo, Artemis, sorella del dio greco Apollo cui era intitolata la missione lunare degli anni ’70 del secolo scorso, porterà sulla Luna per prima questa volta una donna e poi anche il primo uomo di colore. Insomma, avremo il primo viaggio lunare politically correct e affidato, per la parte più delicata, a un privato. Più segno dei tempi di così. Applaudita la coraggiosa decisione di Nasa, ma anche criticata, e non poco, al Congresso.

Corsa contro il tempo

Eddie Bernice, democratica e a capo della Commissione che si occupa dello Spazio, ha sostenuto che Nasa avrebbe dovuto aspettare l’arrivo del nuovo amministratore, Bill Nelson senatore democratico e astronauta, nominato da Biden e che fra poco prenderà servizio. Una decisione così importante andava presa, secondo la deputata, dalla nuova dirigenza e non dall’amministratore attuale, nominato in pratica ad acta dopo le elezioni. L’amministratore attuale però ha ribadito che i tempi sono già strettissimi per mandare la prima donna sulla Luna nel 2024, data che peraltro difficilmente sarà rispettata secondo tutti i commentatori, e aspettare altri sei mesi avrebbe significato ritardare in modo quasi irreparabile la prima delle missioni del complesso programma Artemis.

Il nome del programma, Artemide in italiano la dea della caccia e delle virtù femminili per gli antichi greci, è stato così chiamato per rimediare al senso di colpa tutto americano per il maschilismo esibito negli anni ’60 con il programma Apollo, che vedeva i forti astronauti yankee andare sulla Luna e le loro mogli aspettare a casa con le gonne a palloncino dell’epoca intente a fare torte. Non è una battuta, era lo spirito e la comunicazione dell’epoca riportata anche da recenti libri e film.