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Da Londra a Bangalore a Venezia, aumentano le strade fatte di plastica riciclata

Per ora si tratta di un vantaggio limitato, sul piano delle quantità. Ma dato che solo il 9% dei 350 milioni di tonnellate di plastica prodotta ogni anno viene riciclato, i sostenitori di questa tecnologia la considerano una delle strategie che possono aiutare a limitare i danni e a facilitare l’adozione delle pratiche fondamentali dell’economia circolare: ridurre, riutilizzare, riciclare.

Rischio di microplastica?

Michael Burrow, un ingegnere dell’Università di Birmingham autore di uno studio globale su questa tecnologia, sostiene che «l’uso di plastica di scarto nella costruzione di strade aiuta a migliorare sostanzialmente la stabilità, la resistenza, la durata e altre proprietà utili delle miscele bituminose, portando a una migliore longevità e migliori prestazioni della pavimentazione».

Sulla stessa linea sono molti suoi colleghi. «Il bello delle strade è che ce ne sono tantissime», sostiene Greg White, autore di una recente ricerca sul tema del dipartimento d’Ingegneria stradale dell’università australiana della Sunshine Coast. Finora quattro società hanno costruito centinaia di chilometri di strade che contengono plastica in Australia.

Quello che manca, avverte White insieme ai suoi colleghi, sono i dati dell’invecchiamento e della resistenza su tempi lunghi, perché nella maggior parte dei Paesi la tecnologia è in uso da meno di dieci anni.

Il modello generale delle diverse aziende attive nel settore è aggiungere i polimeri di scarto al bitume. Normalmente, l’asfalto è composto al 90-95 per cento da aggregati – ghiaia, sabbia o calcare – e al 5-10 per cento da bitume, una miscela derivata dalla raffinazione del greggio che lega insieme gli aggregati. I rifiuti di plastica possono fungere da legante ancora più forte del bitume, ma spesso sostituiscono solo il 5-10% del bitume, anche se alcuni metodi ne utilizzano di più.