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Le Alpi si scaldano più del resto d’Europa: meno neve e per meno tempo

Alcuni numeri in dettaglio: sotto i 1000 metri di quota negli anni settanta del 1900, nel versante meridionale delle Alpi si avevano circa 100 giorni di neve, ora diventati circa 70. Mentre tra i 1500 e i 2000 erano 170, ora ridotti a 140.

Come se fosse una piccola porzione dell’Artico, le Alpi si stanno scaldando ad un ritmo più rapido rispetto alla media europea: nel corso del XX secolo, le temperature sono aumentate di 2°C, circa il doppio della media europea.

Posto che in montagna, un aumento medio di 1°C è accompagnato da un aumento dell’altitudine limite media della neve di circa 150 m, è chiaro che oggi il limite medio delle nevicate si trova circa 300 metri più in alto di un secolo fa. E se la temperatura media nelle Alpi aumenterà di altri due gradi come si aspettano gli scienziati, in meno di ottant’anni sarà ancora 300 metri più in alto di oggi.

Questi sono solo dati ed analisi, ma che possono essere interpretati come un monito per molte attività ed economie alpine soprattutto sotto i 2000 metri e al sud delle Alpi. Per esempio, a bassa quota le piste di sci di fondo diventano con il tempo economicamente e climaticamente insostenibili, mentre pur generando entrate economiche maggiori, anche l’innevamento artificiale delle piste da sci, il cui costo medio si aggira sui 50.000 euro diventa una spesa rischiosa.

L’impatto sul turismo alpino

In Italia, secondo il rapporto di Legambiente „Nevediversa“, circa l’80% delle stazioni sciistiche sono dotate di impianti per l’innevamento artificiale. Un processo che può costare intorno a 40mila euro l’anno per chilometro di pista.