HomeBikeArcheo-bike tra storia e natura nella Maremma tosco-laziale

Archeo-bike tra storia e natura nella Maremma tosco-laziale

Se i presupposti ci sono, il piacere della pedalata è garantito, condito con un mix di fatica e avventura. Non troverete segnaletica, piste ciclabili né punti di ristoro. In mezzo alle macchie sarete soli con voi stessi. Unico riferimento: la traccia Gpx (disponibile a richiesta, scrivendo a [email protected]). Spesso il cellulare non prende. Se avrete un problema, dovrete cavarvela con le vostre forze.

“Mangia e bevi” tra le macchie

Il cicloviaggio, da due a quattro giorni, parte da Orbetello scalo. Una stradina tra la ferrovia tirrenica e i fenicotteri rosa della laguna porta ai piedi di Ansedonia. Qui, con una breve deviazione, si può entrare nel santuario della pineta della Feniglia, tombolo di sabbia tra mare e laguna, che unisce Ansedonia all’Argentario, la “Gibilterra del Tirreno” nella descrizione dei viaggiatori inglesi di Sette – Ottocento.

Sulla collina di Ansedonia si ergono le rovine di Cosa, con le sue mura ciclopiche e i resti dell’acropoli. Il sito ospita un piccolo Museo archeologico nazionale. Sotto la collina la monumentale “tagliata” etrusca.

Scendendo da Cosa, ci si addentra nelle campagne coltivate della Maremma. Qua e là altre emergenze archeologiche, come i resti della villa romana di Settefinestre. Poi inizia l’avventura nella macchia. Sali e scendi, “mangia e bevi”, come si dice in Toscana, seguendo stradelli e viottoli, che in parte ricalcano l’antica rete viaria.