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F1: Hamilton è sette volte campione, vincendo a sorpresa anche in Turchia

Scontato, ai limiti del noioso, ma forte e imperiale. Freddo e lucido. Solido, fiducioso, affidabile. Vince per la prima volta in carriera in Turchia, pista recuperata quest’anno in emergenza a seguito delle rinunce altrui, davanti a Perez e Vettel. Lewis Hamilton si toglie la soddisfazione di arrivare davanti anche nella gara che lo incorona matematicamente sette volte campione del mondo, raggiungendo Michael Schumacher nella storia di questo sport.

Tutti lo celebrano per questi numeri: non è in discussione il valore umano e sportivo di quest’uomo, che ha saputo allontanare le critiche di chi, come visto già nei “cicli” di successi ripetuti fra i costruttori e i piloti, della Ferrari della Red Bull, provava a sminuire il valore del pilota. Perché con un’auto così superiore, sembrerebbe difficile perdere. Per fortuna sua, smentisce questa tesi il suo compagno di squadra. Il fattore umano non dovrebbe mai mancare: Bottas, anche in alcune occasioni a lui favorevoli, non si è dimostrato altrettanto all’altezza e difficilmente maturerà per diventare un grande campione: basta pensare a cosa si è visto nei 58 giri odierni, dove non ha mancato di incappare in una delle tante “scivolate” del giorno, ed è stato addirittura doppiato.

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Quindi Hamilton merita tutto ma oggi, forse, se anche non avesse vinto, se fosse stato “meno cannibale”, sarebbe stato meglio per il gruppo, per l’interesse, per l’emozione del pubblico. Ha fatto ancora il primo della classe, lo sa fare bene, ma ha tolto tanto divertimento, emozioni e soddisfazioni ad altri. Però il gioco mediatico prevede i riflettori per chi sale sul podio quindi, potendo farlo, ha scelto la migliore consacrazione possibile, che comunque merita.

Una vittoria inutile

Una vittoria inutile, la matematica gli avrebbe dato ragione comunque. Vincere oggi, in Bahrein o ad Abu Dhabi non avrebbe cambiato nulla sull’esito finale. A Istanbul fa freddo, le regole del Covid-19 non consentono concessioni e ai microfoni il neo campione ha detto che questa sera berrà una zuppa e probabilmente riguarderà la giornata in tv, come un tifoso qualunque o quasi. Gli riesce facile dimostrare che è il migliore e con questa voracità lascia tutti senza parole: d’altra parte non conta che abbia vinto, conta come lo ha fatto. Era in difficoltà all’inizio: partito lento, venendo da una qualifica piuttosto opaca. Però alla fine ha polverizzato la concorrenza, infliggendo un distacco molto pesante al secondo, nonostante all’arrivo al paddock si vedesse a occhio nudo che gli pneumatici erano davvero molto usurati e del tutto “lisciati” al centro.

Una domenica comunque interessante

Le premesse erano diverse, la domenica è stata comunque molto interessante. Dopo aver visto Lance Stroll in pole position e, in generale, una prova degli “altri”, non si sarebbe certo sperato di vedere un’altra vittoria Mercedes. Non bisogna però dimenticare che Lewis vuole dominare le statistiche sotto tutti i punti di vista, quindi non ha mai mollato, ci ha sempre creduto. Piano piano, ha fatto bene il suo lavoro. Ha puntato sulle sue qualità e su una conservazione delle gomme. Ha saputo interpretare i cambiamenti meteo della mattinata, anche se ha rischiato di essere indotto in errore dalle previsioni sbagliate del team: non ha piovuto sul finale e non hanno fatto una scelta sbagliata solo per un soffio. C’è voluta insomma fortuna ed esperienza.