HomeBikeGiro stravolto, i corridori dimezzano la tappa. Il direttore Vegni: una figuraccia

Giro stravolto, i corridori dimezzano la tappa. Il direttore Vegni: una figuraccia

Al vertice della classifica ci sono tre corridori (la maglia rosa Kelderman, l’australiano Hindley e l’inglese Hart) che sono racchiusi nello spazio di 15 secondi. Ovvio che presentarsi più freschi a una tappa così selettiva cambia le cose. Domenica poi è in programma la cronometro conclusiva di Milano: anche un bambino capisce che la vittoria finale si gioca sui secondi e sulle ultime energie che si possono spendere.

L’imbarazzo dei corridori

La confusione è totale. Quasi tutti i corridori sono imbarazzati. O minimizzano. Nibali è disorientato: «L’ho saputo solo alla mattina. La chat? Beh, mica la controllo, sempre, soprattutto alla sera dopo una tappa come lo Stelvio. So che ha deciso il sindacato mondiale dei corridori. Io ero pronto per fare 258 chilometri. Se sia stato giusto? Non lo so, è tutto molto strano. Comunque abbiamo corso in condizioni più estreme». Spaesante il commento della maglia rosa, l’olandese Kelderman, ignaro delle durissime dichiarazioni del direttore del Giro: «Sono molto contento – ha detto candido l’olandese come se vivesse in una fiaba – che l’organizzazione della corsa abbia ridotto la tappa. Era freddo, pioveva. È stato bello fare lo Stelvio, ma questa decisione è stata giusta».

Vegni, che lo sente durante il Processo alla tappa in tv, quasi se lo mangia vivo con gli occhi. Insomma, un gran casino, come dicono gli stessi corridori. In effetti, questo gran freddo, per gente abituata a ben peggio, non si avvertiva… Pioveva, certo. Ma insomma…

Paura della montagna

La verità vera è che quasi tutti erano stanchi e preoccupati per una nuova abbuffata di chilometri in montagna al Sestriere. Ma è anche vero, come ha commentato Martinelli, direttore sportivo dell’Astana, che il percorso era noto a tutti da tempo. «Una cosa assurda. È mancata l’Associazione dei corridori. Svegliarsi alla mattina e far saltare un pezzo di corsa. Io ai miei ho detto di proseguire. Che non se ne parlava. Ma poi non si è capito più nulla. Se quando uno è stanco, decide di accorciare la corsa, siamo freschi. Questo è ciclismo, non una gita scolastica», taglia corto Martinelli. Una baraonda che avrà sicuramente altre ripercussioni.

Il decano dei team manager, Bruno Reverberi, punta il dito anche contro Gianni Bugno, il presidente dell’Associazione mondiale dei corridori, per giunta commentatore Rai al Giro. «Nella mia carriera di scelte stupide ne ho viste tante – ha detto Reverberi – ma questa le supera tutte. Quello che fa più male è sentire i sindacalisti che danno ragione ai corridori anche quando hanno torto. C’è modo e modo per protestare».